Zac Efron è di nuovo in pista

È stato una teen star, un modello di fitness, protagonista di Cinema e TV, nonché un attivista a favore dell’ambiente, ma Zac non è sempre stato a suo agio nel proprio corpo. Per lui è giunto il tempo di reinventarsi. Ci racconta come

Beh, eccoli lì. Quando Zac Efron si toglie la giacca e la appoggia sulla sedia, il mio sguardo indugia immediatamente sui bicipiti che spuntano da sotto la maglietta. Noto una vena così prominente che sembra stia per schizzargli fuori dalla pelle.

Avevo già visto i bicipiti di Efron sul set del suo servizio fotografico. Quando sono arrivata al ranch sulle colline a Nord di Malibù, in California, Efron stava sfrecciando su un quad, girando selvaggiamente attorno al fotografo e creando una nuvola di polvere. Le linee affusolate delle sue braccia erano evidenti anche attraverso un tornado di polvere e persino da una distanza di sicurezza.

Quando arriva alla steakhouse della città californiana di Thousand Oaks, dove il personale ci ha fatto accomodare in una sala sul retro, dietro la cucina, Efron si siede come se volesse mettere in risalto i bicipiti, piegandosi in avanti, con le mani incrociate sul tavolo, e io mi sento un po’ sgarbata per aver sbirciato. Mi sento ancora peggio a scriverne, ma il fatto è che le braccia di Efron sono diventate parte integrante del suo lavoro, appendici della sua identità e del suo torso, per non parlare dei pettorali... in Baywatch (2017), i suoi addominali sembravano quasi dipinti su schermo.

Per Efron e il suo fisico mozzafiato, quel film è stato come il valzer per le debuttanti. Dopo Baywatch, la gente ha iniziato a interessarsi molto al suo fisico.

LA CARRIERA DI ZAC EFRON

L’attore è sotto i riflettori dal 2006, quando, all’età di 17 anni, in High School Musical della Disney ha interpretato un atleta in forma, vivace e col ciuffo alla Justin Bieber. In seguito, ha recitato in diverse commedie romantiche, sia rom-com vere e proprie che più ironiche: Cattivi vicini, Ho cercato il tuo nome, We Are Your Friends, That Awkward Moment, Mike and Dave (un matrimonio da sballo), e così via.

La lista di titoli è davvero lunga e variegata per una persona così giovane; dopo Baywatch, ha iniziato a orientarsi verso i drama e per Netflix ha girato una serie travel a tema sostenibilità, intitolata Zac Efron: con i piedi per Terra (la seconda stagione uscirà a fine autunno).

QUESTIONE DI FISICO (E DI STILE)

Poi arriva la pandemia e l’uomo che poteva far tutto - e che, fin da adolescente, aveva sempre fatto tutto - riesce a combinare ben poco. Si isola a Byron Bay, una spiaggia da sogno in Australia. Dorme su un’amaca tra gli alberi. Esce con una ragazza del luogo. Fa il bagno al chiaro di luna col plancton fosforescente che si illumina attorno a lui a ogni movimento. Nel frattempo, ancora non si faceva altro che parlare del suo fisico.

Nel luglio 2020, quando gli utenti Netflix iniziano a guardare Con i piedi per Terra (titolo originale Down to Earth, ndr), alcuni commentano il suo “dad bod” (letteralmente “fisico da papà” che, per essere chiari, era tale solo in relazione al suo precedente fisico da bagnino). Il New York Post lo aveva definito “ben lontano dal fisico scolpito esibito in Baywatch” e Twitter lo aveva persino apostrofato “daddy”.

Intanto dall’altra parte del mondo, anche Efron stava ripensando a quel fisico per cui era diventato famoso. Comincia quindi a rivedere il suo stile di vita: come mangia (vegano), come si allena (molto duramente) e come dorme (male). Efron, come molti di noi, è appena uscito dal suo bozzolo pandemico, tornando finalmente alla luce del sole, ed è pronto a sfoggiare un nuovo sé con tutto l’ottimismo di un ragazzo che rientra a scuola dopo le vacanze estive.

Oltre a una nuova filosofia di vita quanto a salute e fitness, Efron ha un film in cantiere - Una birra al fronte, in cui recita con Russell Crowe e Bill Murray - e tanta voglia di rilanciare la sua carriera. In questa fase, Efron cerca profondità. Leonardo DiCaprio è il suo punto di riferimento, sia come attore che sembra aver raggiunto un buon equilibrio nella vita privata, sia per i ruoli che sceglie; idem per Robert Pattinson, un altro veterano del divismo adolescenziale.

Ma Efron, ora trentaquattrenne e con 16 anni e un mucchio di film alle spalle dopo High School Musical, non ha ancora trovato la sua nicchia ideale nella quale riconoscersi e rilanciarsi nei prossimi decenni. Per interpretare determinati ruoli si è sottoposto a cambiamenti fisici impegnativi, ma ora è alla ricerca di una trasformazione molto più profonda.

L'ATTORE DELLA PORTA ACCANTO

Efron preferisce vivere Los Angeles a “piccole dosi”, facendoci un salto ogni tanto per visitare gli amici e partecipare agli incontri di lavoro. Alla fine, ha intenzione di tornare a Byron Bay - dove, a quanto pare, possiede un terreno - ma tutto il resto è piuttosto vago.

«Giro in furgone e cerco di viaggiare e vedere quanti più posti possibili, oppure faccio escursioni nei boschi e vado in campeggio». Di certo non si sovraccarica di bagagli: dice di avere dieci T-shirt, cinque paia di calzoncini sportivi, un paio di pantaloni, un paio di felpe e due tute Lululemon con pantaloncini e cappuccio che indossa sempre, «e questo è tutto».

Mentre sfogliamo il menu della steakhouse, mi rivela che questo è il suo primo pasto fuori casa da molto tempo. È quel tipo di attore per cui la gente perde la testa, ma anche che i fan si sentono a proprio agio ad avvicinare. E capisco perché. Ha un viso molto accogliente, nonostante i tratti simmetrici e cesellati che quasi mettono in soggezione.

I suoi occhi sono azzurri e brillanti e, quando non sorride, sembra che stia per farlo. Ha interpretato diversi personaggi molto alla mano, il tipo di ragazzi che un mio amico chiama “tipi sicuri si sè”. Ha anche interpretato Ted Bundy in Fascino criminale, ma questo non scoraggia nessuno. «Semplicemente non esco. Avere troppa gente intorno scatena la mia agorafobia», dice. È un commento stridente da parte di Efron, che sembra avere un desiderio compulsivo di mettere a proprio agio chi lo circonda, incanalando e raddoppiando le good vibes di chi ha di fronte.

La nostra cameriera, Erin, arriva e inizia a descrivere il menu. Erin è esuberante e sveglia, e io li osservo mentre cercano di superarsi l’un l’altra, quanto a energia. «Wow», dice Efron mentre Erin esalta le virtù della torre di frutti di mare e gli occhi puntati su di lei con grande intensità. Quando arriva alla carne, in particolare alla bistecca di Wagyu giapponese A5, Efron va in visibilio. Una volta assicuratosi che la carne è condita con le erbe piuttosto che alimentata ad erba, mi convince a condividerla. Ci spartiremo anche un filet mignon, una torre di frutti di mare e due contorni.

VEGANO, MA NON TROPPO

«Sto ingrassando», dice Efron, ridendo mentre riconsegna il menu a Erin. Quando lei si allontana, dice: «Non posso credere di averlo detto», come se fosse una frase troppo da Zac Efron persino per Zac Efron. Ero curiosa di vedere se o cosa una persona col suo fisico, dalle esigenze particolari, avrebbe mangiato in una steakhouse. È emerso che i suoi giorni da vegano, in parte ispirati dal suo co-host di Con i piedi per Terra, l’esperto di benessere Darin Olien, hanno avuto vita breve.

Dopo due anni, Efron ha notato che si sentiva debole e ha iniziato a chiedersi cosa sarebbe successo se avesse ricominciato a mangiare tutto (neanche questo lo ha fatto sentire bene, ma dopo una serie di test sulle intolleranze alimentari ha optato per una dieta ad alto contenuto proteico; beve anche un po’ di aceto di sidro di mele prima di quasi tutti i pasti).

«Moralmente, è ovvio, vorrei ancora essere vegano», dice. Ma stasera banchetterà con piatti decisamente onnivori. Poco dopo arriva la torre di frutti di mare, una montagna di chele di granchio e ostriche su un letto di ghiaccio tritato, sormontata da una bacinella di ghiaccio secco, che fuoriesce da sotto una zuppiera di polpa di granchio Dungeness.

Efron sta effettivamente ingrassando, spiega, per un ruolo ancora da annunciare, ma non si sta preparando con lo stesso fervore con cui si è allenato per Baywatch. Non vuole più quel corpo. O meglio, non vuole fare quello che ha fatto per ottenerlo. «Un fisico da Baywatch non credo sia davvero sostenibile. Ci si disidrata. E poi era come se fosse finto, sembrava realizzato in computer grafica», dice. «E per raggiungere quei risultati serve il Lasix, un potente diuretico. Quindi meglio evitare. Preferisco avere un 2-3% di grasso in più».

Oltre ad assumere diuretici, si allenava troppo e mangiava gli stessi tre piatti ogni giorno. E non dormiva a sufficienza: se le riprese fossero finito a mezzanotte, lui si sarebbe svegliato comunque alle 4 del mattino per l’allenamento. Inizialmente era entusiasta di Baywatch - pensava che fosse un divertente franchise action e gli piaceva il suo personaggio - ma il recupero lo ha distrutto. Efron dice di non voler passare per uno che si lamenta, ma ora vuole parlar chiaro cosicché le persone che cercano di avere un fisico come quello sappiano quanto il processo sia stato devastante (almeno per lui) e quanto siano durati i contraccolpi negativi di tutto quell’allenamento.

«Ho iniziato a soffrire di insonnia», racconta, «e sono caduto in una brutta depressione, per diverso tempo. Qualcosa in quell’esperienza mi ha bruciato. Ho fatto molta fatica a trovare un nuovo equilibrio. I medici hanno attribuito tutti quei malesseri all’assunzione di troppi diuretici troppo a lungo, il che deve aver incasinato qualcosa». Sei mesi dopo il termine delle riprese, aveva finalmente ricominciato a sentirsi bene.

IL RAPPORTO DI ZAC EFRON COL SUO FISICO

Solo dopo l'anno sabbatico australiano ha iniziato a rivalutare il suo approccio alla forma fisica. Per la prima volta nella sua carriera, Efron si è preso una vera pausa. Anche dal fitness. «A un certo punto, ho fantasticato su come sarebbe stato non dover essere sempre in forma», racconta.

Si era abituato a un certo livello di fitness fin da bambino, quando praticava la corsa con suo padre. «E se dicessi semplicemente ‘Fanculo’ e mi lasciassi andare? Così ci ho provato e ci sono riuscito. Pensavo che sarebbe stato incredibile, invece mi sentivo uno schifo. Non mi vedevo in forma e non mi sentivo vivo. Ero come impantanato e rallentato».

Ma anche se non si allenava, ci pensava spesso. Ha letto molto - si è sentito particolarmente in sintonia col turbo-atleta David Goggins e con la sua dottrina “stay hard” (tieni duro) dopo aver letto Can’t Hurt Me - e ha cercato consigli da esperti di biohacking come il trainer Ben Greenfield.

«Mi piace spingermi oltre i miei limiti e dare il massimo, almeno finché ce la faccio. Altrimenti non mi sento me stesso», dice. Voleva continuare ad allenarsi intensamente - la sua filosofia fitness è quella di abbracciare il dolore costruttivo - ma in modo più consapevole.

Ora è un fanatico del foam-rolling e possiede una decina di rulli di schiuma di tutte le dimensioni; lo pratica per mezz’ora prima di allenarsi e per un’ora prima di andare a dormire. È campione di stretching, automassaggio («vivo attaccato a un Theragun») e yoga. Efron è anche diventato un sostenitore del bagno ghiacciato. «È la parte della giornata che preferisco. Un momento prima soffri come un cane, ma poi finalmente ti decidi e ti ci tuffi dentro. A quel punto, sai di avere vinto», dice.

«Questa è la più semplice delle filosofie di vita: se non vuoi fare qualcosa, rendila un’abitudine». Grazie alla dura lezione del suo recupero post-Baywatch, Efron ha acquisito una nuova consapevolezza sugli infortuni. Circa quattro anni fa, nell’arco di un anno e mezzo, si è lesionato il legamento crociato anteriore, si è lussato una spalla, si è rotto un polso e si è stirato la schiena. Si è anche frantumato la mascella, dice, anche se non si è trattato di un infortunio da allenamento. Stava correndo in casa sua con i calzini ed è scivolato, sbattendo il mento contro l’angolo di una fontana di granito. Ha perso i sensi e, quando si è svegliato - ricorda - la mascella gli penzolava dalla faccia. Lo guardo mentre sgranocchia una chela di granchio.

La sua mascella ha l’aspetto di sempre. Magari questo dettaglio è utile per qualcuno, dato che nell’aprile del 2021, dopo che Efron è apparso in una clip per promuovere uno speciale di Bill Nye sulla Giornata della Terra, Internet si è nuovamente scatenato a commentare il suo fisico, questa volta con speculazioni sul fatto che avesse subìto un intervento di chirurgia plastica al viso.

QUELLO CHE GLI ALTRI PENSANO DI ZAC EFRON

Quando glielo chiedo, mi dice che i muscoli masseteri, utilizzati per la masticazione, lavorano insieme agli altri muscoli facciali “come in una sinfonia”; quando si è infortunato, i muscoli facciali interni e mascellari hanno dovuto compensare. È in cura da uno specialista e fa fisioterapia per ovviare al problema, ma in Australia si è preso una pausa anche da questo. «Semplicemente, i masseteri sono cresciuti», dice, scrollando le spalle. «Sono diventati molto, molto grandi».

Efron chiarisce di non aver saputo del jaw-gate (lo scandalo della mascella, ndr) fino a quando sua madre non gli ha chiesto se si fosse sottoposto a un intervento di chirurgia plastica, perché, pur apprezzando l’utilità dei social nella promozione dei progetti a cui tiene, in genere li evita. È una tecnica di sopravvivenza, che ha affinato da quando è diventato una star a 17 anni.

«Se tenessi conto di ciò che gli altri pensano di me nella misura in cui loro credono che faccia», dice, «sicuramente non sarei in grado di fare questo mestiere». Efron è molto schietto su quasi ogni argomento e forse questo è il risultato del suo distacco dalle beghe online. Ad esempio, non si sottrae alle domande sulla sua vita sentimentale, ma confessa di non avere molto da dire.

«Sai, mi sono preso del tempo per concentrarmi davvero su me stesso, per realizzarmi e trovare il mio ritmo. Magari incontrerò la persona giusta quando meno me lo aspetto» (quando gli faccio notare che questo tipo di discorso probabilmente scatenerebbe una marea di commenti su Instagram, ammette che non poter comunicare direttamente con certe persone su IG è uno dei suoi pochi rimpianti per essersi allontanato dai social, poi sospira. È «un bel casino»).

ZAC AL CINEMA

Parla con grande trasporto dei suoi ruoli cinematografici e sembra ansioso di non apparire strafottente. Una volta divorati parecchi frutti di mare, chiedo a Efron cosa lo abbia attirato nel film Una birra al fronte. Mentre durante il resto della nostra conversazione è gioviale e disinvolto, quando parla del film la sua voce si fa più pacata, le sue parole più affilate.

Una birra al fronte è basato sull’omonimo libro di memorie di John “Chickie” Donohue, che nel novembre del 1967 si mise in viaggio per consegnare la birra a tutti gli amici della sua città che stavano combattendo oltreoceano in Vietnam. A quanto pare, Efron interpreta una versione riveduta e corretta di alcuni dei suoi ruoli comici passati, un himbo (cioè un bellimbusto, attraente ma un po’ scemo) in una zona di guerra. Ma il personaggio diventa sempre più umile, in modo graduale e profondo.

Altrettanto gradualmente, l’umorismo della prima parte lascia il posto agli orrori e alle complessità della guerra. Gli ultimi minuti del film sono molto viscerali - il che sorprenderà chi si aspettava una commedia scanzonata a tema birra. Sebbene in passato Efron sia rimasto deluso dai ruoli che gli proponevano, è stato immediatamente conquistato da Una birra al fronte, scritto e diretto dal premio Oscar Peter Farrelly di Green Book, un film che è stato stroncato da Internet ma che Efron - e, in modo controverso, anche l’Academy - ha amato.

«A volte ci metto due giorni a leggere un copione», dice. «Mi fermo, lo visualizzo e rileggo le pagine. Talvolta devo anche leggerlo ad alta voce. Ma in Una birra al fronte, la scrittura era davvero chiara e diretta». Ha letto la sceneggiatura in un’ora e mezza. Ha apprezzato l’intensità di un film ambientato durante la guerra del Vietnam e il modo in cui bilanciava la tensione con grande umanità e umorismo.

Inoltre, si è immedesimato nel suo personaggio. «Ho colto bene quello che stava passando: se ne stava seduto a New York mentre tutti i suoi amici più cari erano in prima linea al fronte», dice. «È stata la decisione più rapida che abbia mai preso».

All'improvviso, la torre di frutti di mare tra noi inizia a emettere un suono sinistro e gorgogliante. Efron ci parla sopra per un secondo, ma il rumore attira la mia attenzione: sembra sul punto di eruttare. «Riesce a coinvolgere il pubblico mettendo in scena umanità e relazioni», dice di Farrelly prima di interrompersi, percependo la mia distrazione.

Leggo la frustrazione sul suo volto, rapidamente sostituita da un sorriso divertito. Sposta con cura la polpa di granchio rimasta e posa la ciotola di ghiaccio secco sul tavolo. Ma non va molto meglio. Porta il ghiaccio secco su uno dei tavoli vuoti e cerca di riprendere il discorso da dove l’aveva lasciato, ma la distanza non fa che aggravare la situazione del ghiaccio secco, che gorgoglia minacciosamente dall’altra parte della stanza. Finalmente arrivano alcuni camerieri, che portano via la torre di frutti di mare e quel malefico ghiaccio secco.

Arrivano le bistecche e poco dopo Erin chiede a Efron se gli è piaciuta la carne. «Sa di foie gras», risponde lui. Il grasso ha striature così sottili che neanche si notano. «Vedi, quel gusto e quella sensazione sono il motivo per cui non sono più vegano», dice. Poi torna serio, desideroso di continuare a parlare di Una birra al fronte. Gli è piaciuto lavorare a questo film, continua, perché lo ha impegnato e messo alla prova. Sentiva un’enorme pressione per interpretare al meglio il suo ruolo, anche perché Chickie Donohue lo avrebbe visto.

Del resto, Efron è riuscito a dare un senso a tutti questi himbo. Apprezza la definizione di “tipi sicuri di sé” e parla di questo genere di personaggi («qualcuno che sta imparando, che ha il cuore e la mente aperti») con grande tenerezza. Ma interpretare il ruolo di colui che ama divertirsi non è una sfida per Zac Efron, dato che sembra essere in tutto e per tutto così anche nella vita.

IL FUTURO

L’attore è anche pronto a tuffarsi in ruoli ben più drammatici, quelli così impegnativi da “scavare nell’anima”, ma non è sicuro che gli addetti ai lavori lo vedano in questo modo. Farrelly, che desiderava lavorare con Efron da quando si sono incontrati anni fa, ha ammesso che probabilmente non avrebbe pensato a lui per Una birra al fronte se non lo avesse visto nei panni di Ted Bundy, un personaggio odioso che Efron è riuscito a rendere affascinante.

«Ho capito che è un ragazzo disposto a sperimentare», ricorda il regista. «Non mi ero reso conto di quanto potesse trasformarsi». Farrelly afferma che durante le riprese Efron non si mai comportato da “saputello“ e si è sempre impegnato a ritrarre un personaggio diverso dal “ragazzino americano” che ha spesso interpretato. Il regista racconta che molti dei primi spettatori di Una birra al fronte gli hanno detto che ci hanno messo un po’ prima di capire che Zac Efron… fosse Zac Efron. «È un po’ più sicuro di sé e tagliente», dice dell’attore. «Si è completamente immedesimato nella parte».

Prima di ottenere ruoli trascendentali, però, Efron deve conquistare le sue fan. Mentre lasciamo il ristorante, ha già girato un (meritato) video di compleanno per la figlia di Erin, quando un uomo di mezza età lo insegue per chiedergli se può fare una foto con la figlia che sta festeggiando il compleanno. Efron accetta con piacere. L’uomo corre al suo tavolo e torna con due adolescenti. Sorridendo, Efron si mette in posa con la festeggiata e chiede - che coraggio! - all’altra ragazza se anche lei vuole una foto. Lei vorrebbe, dice, «ma possiamo fare un selfie?».

Avendo trascorso le ultime ore a conoscere e far domande a Efron, colgo un certo disagio sotto i suoi modi gentili. Infatti, non appena il padre e la sua nidiata si allontanano, l’attore, dopo un frettoloso saluto, scappa letteralmente via. In un attimo scompare dietro l’angolo dell’edificio alla ricerca del parcheggiatore. Quando il valletto torna al suo posto dopo aver congedato Efron, mi fa cenno di avvicinarmi, con l’aria un po’ agitata.

«Gli ho detto che era divertente», dice con aria mesta, «ma ora penso che non lo sia stato per niente». Efron è divertente, ma il parcheggiatore è convinto che abbia commesso un passo falso. «Potrebbe essere come il tizio di Twilight, Robert Pattinson», dice. Se fosse in quei film, spaccherebbe! Diglielo!». Anche se ha interagito per poco con Efron, il parcheggiatore lo ha visto proprio come lui vorrebbe essere visto. Forse, prima o poi, lo faranno anche tutti gli altri.

INTERVISTA DI LAUREN LARSON

FOTO DI TURE LILLEGRAVEN

ALLENATI COME ZAC EFRON

KETTLEBELL SWING: Fai 10 ripetizioni. Quando sollevi il kettlebell verso l’alto, fallo in modo esplosivo.

HARD STYLE PUSH UP: Fai 5 ripetizioni. Alla fine di ogni ripetizione fai una pausa, poi risollevati in modo esplosivo.

KETTLEBELL GOBLET SQUAT: Fai 10 ripetizioni. Per tornare in posizione eretta, contrai con forza i glutei.

TEMPO PULL UP CON PRESA LARGA: Fai 5 ripetizioni lente (1 secondo verso la sbarra, 5 secondi verso il basso).

BOTTA E RISPOSTA CON ZAC EFRON

ESERCIZIO CHE AMI/ODI?

«Una sessione con le biciclette Airdyne: quella scarica di cardio mi fa andare i battiti alle stelle».

COLONNA SONORA DEL TUO ALLENAMENTO?

«L’inno dei Chicago Bulls. E Kendrick Lamar».

UN PIATTO PER FARE COLPO?

«Bistecca e uova».

IL MIGLIOR LIBRO CHE HAI LETTO DI RECENTE?

«Radical love, di Zachary Levi».

PROTOCOLLO MEDICO D’ALTRI TEMPI CHE PREFERISCI?

«La mappatura del cervello in Sherlock Holmes».

L’ULTIMA VOLTA CHE HAI PIANTO?

«Sono uno che ha la lacrima facile. Ho pianto per Top Gun. Tre giorni fa mi è capitato di immedesimarmi in una situazione e ho pianto per un momento».

EUFEMISMO PER IL SESSO?

«Scopedelico. Sai, tipo Austin Powers».

I video di Men's Health

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