di Magda Maiocchi - 04 settembre 2019

A Livigno di scena il triathlon più alto al mondo. Un italiano primo al traguardo

L'azzurro Giulio Molinari conquista l'ICON Livigno Xtreme, uno dei triathlon più infernali della Terra, con 3,8 km di nuoto nel buio della notte, 195 km di bici arrampicandosi per i passi alpini e una intera maratona di corsa che sale ai 3000 metri del traguardo finale.

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Giulio Monilari

Più duro di un Iroman, più in alto di tutti. In oltre 200 hanno raccolto nel weekend la sfida del durissimo ICON Livigno Extreme, il triathlon estremo più alto al mondo che ha visto gli atleti impegnati in una prima frazione di 3,8 km di nuoto prima del sorgere del sole nelle acque del lago del Gallo, con start situato a quota 1805 m, il più alto al mondo; in una seconda frazione di 195 km di bike, con circa 5000 metri di dislivello e il superamento di passi situati a quote record, tra cui quello dello Stelvio; e, per finire, nella terza frazione di 42,2 km di corsa, con partenza da Trepalle di Livigno e salita fino al Carosello per tagliare il traguardo (anche qui il più alto al mondo) a quota 3.000 metri.

Vincitori dell'edizione 2019 un super Giulio Molinari, l'atleta del Livigno Team che lo scorso anno era stato il migliore degli azzurri ai Campionati Mondiali di Ironman, e la norvegese Katrine Woie.

Molinari ha dominato in tutte tre le frazioni, uscendo dall’acqua con oltre 7 minuti di vantaggio dai suoi inseguitori, incrementando ulteriormente il distacco dai suoi avversari nella frazione in bici e gestendo al meglio la prova di corsa per terminare la sua impresa dopo 12 ore 36 minuti e 35 secondi di grande fatica. Alle sue spalle Simone Lunghi, staccato di una decina di km complessivi e di oltre un’ora, e l’estone Pallo Rait, capace di un ottimo recupero nella frazione podistica.

Gara più combattuta tra le donne, con la greca Violeta Dialetara che aveva la meglio nella frazione di nuoto, seguita a poco più di 15 secondi dall’americana Carlee Tulett. Durante la prova in bici le due venivano superate dalla norvegese Kathrine Woie, capace di recuperare più di 15 minuti accumulati in acqua. La salita a Carosello coronava l’impresa della Woie, che raccoglieva i frutti di una gara amministrata con oculatezza e agguantava la vittoria in 17:30’.

Dietro della norvegese, la Tulett era l’unica altra donna in grado di passare il cancello che dà accesso al traguardo a 3000 metri e che si aggiudicava così la seconda posizione. Le altre donne in gara venivano invece tutte fermate a Livigno, come da regolamento, e completavano lì la loro fatica.

Una guida al triathlon in 15 puntate

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