di Max Grassi - 12 luglio 2019

Smartphone vs Cervello: adesso diamo i numeri!

Sono passati 12 anni dall'introduzione sul mercato dei primi smartphone, i telefoni intelligenti, e oggi non possiamo nemmeno immaginare le nostre vite senza. In questo articolo abbiamo deciso di “dare i numeri” e anche qualche percentuale…

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Il rapporto con il nostro smartphone è ormai strettissimo, lo sappiamo tutti, forse troppo. Tanto che oggi ci si preoccupa più di non uscire di casa senza il cellulare piuttosto che delle chiavi o del portafogli.

Contatti telefonici, massaggini, social network, video e ormai anche i pagamenti elettronici - solo per citare gli usi più comuni di questo oggetto tecnologico relativamente giovane (è nato nel 1993) - sono tutte funzioni a cui facciamo ricorso più volte nella nostra giornata.

Vi ricordate i primi Blackberry? Da allora di strada ne è stata fatta tanta, soprattutto grazie all’introduzione sul mercato del “magico” iPhone (era il 2007). Oggi, a 12 anni di distanza, non possiamo nemmeno immaginare le nostre vite senza. Con questo articolo abbiamo deciso di “dare i numeri” e anche qualche percentuale…

Significa “Continuous Partial Attention” (attenzione parziale continua), è lo stato di allerta costante in cui ci costringe lo smartphone con tutte le sue app, abituandoci a controllarlo continuamente a costo di interrompere qualsiasi altra attività (ludica, affettiva e anche di lavoro).

È come se vivessimo in uno stato di costante allerta rivolta a quello che arriva via etere, senza mai dedicare la giusta attenzione alle attività che invece lo richiederebbero: lavorare, leggere, ascoltare chi ci sta parlando, guardare un film, ascoltare la musica.

Questo stato di allerta che ci abitua a vivere sempre con il cellulare in mano alla lunga genera una dipendenza dagli ormoni dello stress: l’adrenalina e il cortisolo.

La perdita di IQ (quoziente d’intelligenza) delle persone che soffrono di dipendenza dal loro smartphone è del 10%.

È il doppio del punteggio perso rispetto a chi fuma troppa marijuana.

12 sono i minuti che passano (in media) da quando abbiamo controllato lo smartphone l’ultima volta.

40% sono gli uomini che controllano il loro smartphone nei primi 5 minuti appena si svegliano la mattina.

70% sono gli uomini che non spengono mai il cellulare.

Gli uomini che leggono le email e gli sms dal loro cellulare anche quando guidano, sono il 10%.

In media 60 è il numero di volte in cui controlliamo il nostro smartphone ogni giorno.

L’aumento di adrenalina e cortisolo in circolo, e questo stato di continua allerta (una forma di multitasking che ci porta a interrompere continuamente quello che stiamo facendo per controllare il cellulare) alla lunga riducono gli ormoni del benessere, serotonina e dopamina, che ci dovrebbero invece aiutare a sentirci calmi e a concentrarci in una attività, compreso il sonno profondo.

80% sono gli uomini che guardano la TV, il cellulare o il tablet prima di dormire.

91% sono gli uomini tra i 18 e i 24 anni che guardano la TV, il cellulare o il tablet prima di dormire.

1

Spegni il cellulare quando vai a letto e riaccendilo dopo colazione. Possibilmente non portarlo in camera da letto.

2

Non utilizzare tablet, televisori a schermo piatto o altri dispositivi che emettono la cosiddetta “luce blu” prima di dormire né tanto meno in camera da letto.

3

Prima di accendere il motore dell’auto metti lo smartphone in modalità aereo, così eviterai distrazioni inutili.

Il 2019 sarà’anno in cui i social media cominceranno il loro declino?

Sembra farlo presagire il fatto che sia Facebook sia Instagram, e ultimamente anche il nuovo sistema iPhone OS, si vantano di aver introdotto e di voler sviluppare sempre di più alcune funzionalità “digital-detox”, che dovrebbero aiutare gli utenti a non soffrire da dipendenza cronica verso i dispositivi digitali, orientandoli verso altre attività legate soprattutto al mondo outdoor.

La fonte dei dati di questo servizio è: The Guardian, The lost art of concentration.

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