Salute: occhio alle bufale! A cominciare da quelle sui vaccini

Sai distinguere la verità dalle leggende metropolitane relative alla salute?

Ho incontrato Daniel a una conferenza. Daniel è un tecnico che lavora con i dati in ospedale mentre io sono una specialista in scienze comportamentali. Ho pensato subito che fosse brillante: diversi master e corsi post laurea, decenni di esperienza con professionisti e luminari, sposato con una cardiologa. Siamo rimasti in contatto. Qualche mese dopo, quando mi stavo occupando delle leggende metropolitane relative alla salute, inclusa la correlazione tra vaccini e autismo, e ne avevo scritto diversi articoli e un saggio, ho incontrato di nuovo Daniel.

“Ho letto il tuo articolo”, mi ha detto. Io non sapevo bene come reagire: suo figlio è autistico ma non ne avevamo mai parlato apertamente. “Come fai a dire che i vaccini non provocano l’autismo?”

All’inizio pensavo che scherzasse. E invece no: Daniel è un no-vax, è convinto che i vaccini somministrati durante l’infanzia siano una cospirazione delle multinazionali farmaceutiche. È convinto che suo figlio sia autistico per colpa dei vaccini. Non si fida dei medici in generale e con sua moglie (che è una cardiologa) segue uno stile di vita naturale che punta a minimizzare il rapporto con la medicina e con i medici. Crede anche che le uova e il latte provochino il cancro.

Non sapevo che cosa dire. Non avrei mai pensato che una persona con l’esperienza, il background e le conoscenze di Daniel potesse difendere teorie che la scienza ha sbugiardato da tempo.

In questo Daniel è in buona compagnia. Centinaia di migliaia di persone istruite condividono questi pensieri. Così ho iniziato a esplorare i motivi che portano le persone a sviluppare queste idee e ne ho scritto un libro: Denying to the Grave: Why We Ignore the Facts that Will Save Us (“Negare fino alla morte: perché ignoriamo le verità che ci possono salvare”). Se la cosa ti incuriosisce vai avanti a leggere: ti spiegherò come questo genere di pensieri “restringe” neurologicamente il cervello e spiego anche come invertire il processo. Ma prima analizziamo sei credenze errate, ma molto diffuse, riguardo alla salute.

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Da dove nasce

Nel 1998 il gastroenterologo inglese Andrew Wakefield ha pubblicato uno studio su The Lancet sostenendo che esiste un legame tra l’autismo e il vaccino trivalente MPR. Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention americano, negli Stati Uniti ci sono sempre più bambini che vanno a scuola non vaccinati. E questo nonostante il morbillo possa uccidere o provocare danni molto gravi. Ciononostante un sondaggio del 2015 indetto dalla CNN ha scoperto che i genitori no-vax sono tendenzialmente benestanti e laureati. Di questi, il 57% ha sostenuto di non aver vaccinato i propri figli proprio in virtù di questa presunta correlazione tra vaccini e autismo.

La verità

The Lancet ha ritirato lo studio di Wakefield nel 2010, sostenendo che non è valido. Infatti Wakefield è colpevole di frode: aveva falsato i dati dello studio per poter confermare la sua tesi e l’ha fatto perché era stato pagato dagli avvocati che si occupavano di danni da vaccini. Per questo ha anche perso l’abilitazione medica. Oggi l’American Academy of Pediatrics ha una lista lunga 20 pagine fitta di studi e di altre prove che confermano che non c’è nessun legame tra autismo e vaccini. I ricercatori inoltre avvertono che basta una riduzione dei vaccinati del 5% tra i 2 e gli 11 anni per triplicare i casi di morbillo in un anno (in USA e nella stessa fascia di età).

Negli anni Quaranta le malattie cardiache erano il killer numero uno in USA. Hanno fatto molti studi per scoprire le cause di questi disturbi mortali, compreso il Seven Countries Study. Quest’ultimo ha esaminato i fattori di rischio in un campione trasversale di persone trovando una correlazione tra una dieta ricca di grassi saturi e i problemi di cuore. Così è scattato l’allarme e i grassi saturi sono diventati “il nemico”. Le aziende produttrici di cibo hanno risposto alla crisi producendo cibi poveri di grassi saturi. Ma le malattie cardiache non sono diminuite.

La verità

I ricercatori hanno speso centinaia di milioni di dollari per replicare le scoperte dello studio Seven Countries, ma senza successo. Nel 2017 su The Lancet è stata pubblicata una nuova ricerca che coinvolge 18 Paesi in 5 continenti la cui conclusione è che i grassi non sono associati a problemi cardiaci. Ironicamente, la reazione a queste scoperte ha portato a un aumento di malattie cardiache perché i produttori, per rendere più appetibili i cibi poveri di grassi (insipidi), hanno aggiunto zuccheri. E lo zucchero fa male. Secondo uno studio del 2014 chi assume il 25% o più delle calorie quotidiane attraverso zuccheri ha più del doppio delle probabilità di morire di cuore di chi ne assume il 10% o meno, qualsiasi sia la sua età, sesso, attività fisica e indice di massa corporea.

Da dove nasce

Il cancro alla prostata è il tumore più comune tra gli uomini e come mortalità è secondo solo al cancro ai polmoni. Lo screening dell’antigene prostatico specifico (PSA) misura i livelli di questa proteina: un alto numero di PSA suggerisce la presenza del cancro. Nel 1994 l’FDA americano suggeriva uno screening di routine per tutti. Siccome è un esame semplice e non invasivo i medici lo prescrivono facilmente ai propri pazienti.

La verità

Lo screening PSA fa più male che bene. Nel 2012 la US Preventive Services Task Force ha messo in guardia dal fare lo screening troppo spesso perché l’80% dei risultati sono falsi positivi che portano a cure ed esami non necessari come biopsie dolorose, chirurgia e radioterapia. Secondo gli esperti, fino al 5 per mille degli uomini che si sottopongono a un’operazione per rimuovere il cancro alla prostata muore entro un mese e almeno 200 ogni mille uomini che si sottopongono a radioterapia e alla chirurgia per il cancro alla prostata soffrono in seguito di complicanze come incontinenza, disfunzione erettile e altri sintomi intestinali. L’American Urological Association non raccomanda più lo screening PSA per gli uomini sotto i 55 anni a meno che non ci siano fattori di rischio evidente (come il fumo, il sovrappeso o una storia familiare di cancro alla prostata).

Da dove nasce

È difficile capire quando e dove è nata questa idea ma da allora il movimento pro latte crudo sta crescendo. In USA sono 12 gli Stati che permettono la vendita di latte crudo nei negozi e altri 13 ne permettono la vendita nelle fattorie dove è stato prodotto. Durante il processo di pastorizzazione il latte viene scaldato per uccidere batteri nocivi ma secondo i sostenitori del latte crudo la pastorizzazione ucciderebbe anche molte sostanze nutritive importanti, senza contare che, a loro dire, il latte pastorizzato provocherebbe reazioni allergiche e sintomi di intolleranza al lattosio.

La verità

La FDA americana (Food and Drug Administration) dice che non ci sono prove che il latte crudo faccia meglio di quello pastorizzato. Anzi, è vero il contrario: anche se i latticini non pastorizzati come latte e formaggio vengono consumati da poco più del 3% della popolazione americana, provocano il 96% delle malattie causate da prodotti caseari contaminati. Questo significa 840 volte più malattie e 45 volte più ricoveri ospedalieri rispetto alla media di chi consuma prodotti pastorizzati. Le infezioni provocate dai batteri nocivi presenti nel latte crudo (come l’E. coli, la salmonella e la listeriosi) possono provocare gravi danni agli organi, l’aborto, la paralisi e anche la morte.

Da dove nasce

Le vertebre spinali sono circondate da dischi che assorbono gli urti. Nel tempo i danni ai dischi portano a micromovimenti che possono scatenare il dolore. Inoltre, i nervi spinali possono venire pizzicati da questi micromovimenti, provocando dolore. Durante i raggi X, la risonanza magnetica o la radiografia il restringimento dello spazio tra le vertebre viene spesso interpretato come degenerazione dei dischi e come la causa del dolore. Sembra logico, quindi, fondere le vertebre o rimuovere parte dell’osso in modo da lasciare più spazio ai nervi e alleviare il dolore. Da qui l’aumento del 70% di queste operazioni dal 2001 al 2011 in USA con 400 mila operazioni all’anno.

La verità

Il 40% delle persone che si sottopone a chirurgia alla schiena continua a provare dolore. Inoltre le complicazioni (alcune anche mortali) sono superiori al 20%. La realtà è che anche oggi è difficile trovare la causa del dolore alla parte bassa della schiena. Circa l’85% del mal di schiena non ha una causa identificabile e in questi casi la chirurgia non è la soluzione migliore. Nel 2017 l’American College of Physicians ha pubblicato nuove linee guida raccomandando ai medici di suggerire ai pazienti opzioni non farmacologiche o chirurgiche come l’esercizio, la terapia fisica e cognitivo-comportamentale per trattare i dolori acuti e cronici alla schiena.

Da dove nasce

Trasmettere una corrente elettrica al cervello per scatenare una reazione chimica sembra crudele. Hollywood ci ha passato l’idea che i pazienti sottoposti a elettroshock sono scossi da convulsioni e si contorcono dolorosamente per poi diventare passivi, perdere la memoria o cambiare personalità. E questo pregiudizio è duro a morire: in una indagine inglese circa il 20% degli intervistati avrebbe paura di morire se fosse sottoposto all’elettroshock.

La verità

Per chi soffre di depressione grave e resistente ai farmaci l’elettroshock spesso è l’unica cura. Mentre i farmaci antidepressivi generalmente hanno il 50-60% di successo, l’elettroshock è efficace nel 70-90% dei casi. Gli studi dimostrano come la perdita di memoria successiva all’elettroshock sia temporanea e che questo genere di trattamento è sicuro. Non è doloroso e non provoca convulsioni. L’elettroshock è molto efficace come trattamento antidepressivo: nella prevenzione del suicidio ha una efficacia superiore alla terapia a base di farmaci. I pazienti vedono benefici a partire da una sola settimana di trattamento, contro le 6-8 settimane necessarie agli antidepressivi. Senza contare gli effetti negativi dei farmaci: aumento di peso, sbalzi del desiderio sessuale, disturbi del sonno e problemi

di stomaco.

Passo 1: comprensione

Quando e come è nata questa idea? È innata o comunque c’è sempre stata e la persona non ha mai fatto ricerche a riguardo? È condivisa da parenti e amici? Si è formata in un momento di grandi emozioni? Sapere la motivazione alla base di una credenza radicata è il primo passo per rivalutare la verità.

CHIEDITI

Qual è il mio primo ricordo associato a questa credenza?

CHIEDIGLI

Come sei arrivato a questa idea?

Passo 2: valutazione
Fai un elenco di tutti i motivi per cui ti aggrappi a questa credenza anche quando trovi opinioni o ricerche che dicono il contrario. Poi fai un’altra lista di come mantenere questa credenza ti fa stare male. Fallo in maniera obiettiva come faresti con una qualsiasi lista di pro e contro. La gente spesso rimane aggrappata a convinzioni senza nemmeno informarsi.

CHIEDITI

Questa convinzione che cosa mi aiuta a fare o come m ifa sentire?

CHIEDIGLI

Che cosa ti spaventa di più all’idea di cambiare la tua convinzione?

Passo 3: introduzione
Non è facile aprire la mente quindi non avere fretta. Procedi per gradi. Inizia a leggere alcune fonti che hanno un’opinione diversa dalla tua. Poi parla con una o due persone che hanno convinzioni diverse. Fai domande. Cerca di vivere per un giorno come se avessi cambiato opinione e analizza come ti senti.

CHIEDITI

Che cosa succederebbe se vivessi per un giorno con un’idea diversa?

CHIEDIGLI
Sei disponibile ad ascoltare/leggere opinioni diverse dalle tue?

Passo 4: rinforzo
Più una nuova idea viene rinforzata più diventa salda e automatica. Quindi discuti il tuo nuovo punto di vista con altri o ripeti i comportamenti che ne derivano. Ma attento a non diventare estremista di quella opinione come lo eri di quella errata che hai abbandonato. Ricordati di mettere sempre alla prova ogni tua opinione.

CHIEDITI

Il mio comportamento è cambiato come risultato della mia nuova opinione?

CHIEDIGLI
Hai discusso con qualcuno la tua nuova opinione?

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