Navigare in barca a vela, i consigli dell'esperto per i principianti

Jacopo Bagnaschi parla di sudore e passione per uno sport che significa anche amare il mare e l'ambiente naturale, tutelarlo, rispettarlo: come ha deciso di fare Helly Hansen con la Skagen Offshore Jacket

Solcare le onde, lasciarsi trasportare dal vento, ammirare la costa da lontano, assaporare il silenzio del mare: navigare in barca a vela regala sensazioni uniche ma chiede anche sacrificio, passione, dedizione.

Sono sempre di più i principianti che si avvicinano a questo sport e a loro si rivolgono i consigli di Jacopo Bagnaschi, prodiere di lunga esperienza, che ha nel curriculum Coppa America, Admiral's Cup, che ha vinto quattro Sardinia Cup, oltre a svariati Europei, Mondiali a squadre e altre prestigiose regate.

Solcando le onde del Golfo dei Poeti

Abbiamo incontrato Jacopo navigando nelle acque del Golfo dei Poeti: accarezzando l'arcipelago Palmaria-Tino-Tinetto, si respira un’atmosfera d’altri tempi. Un incantesimo sembra avvolgere questo anfiteatro d’acqua, così amato da tanti poeti, scrittori e artisti di ogni epoca.

Dante, con la sua celebre similitudine della costa delle Cinque Terre, tra Lerici e Turbìa, e Francesco Petrarca, che descrive l’approdo di Portovenere e la dolce natura che lo circonda. L’8 luglio 1822, Shelley morì nel corso del naufragio della sua nuova goletta, “Ariel“, mentre navigava proprio verso il Golfo dei Poeti, e il suo corpo fu ritrovato a Viareggio.

Soggiornarono nel golfo spezzino anche Charles Dickens, Henry James, Virgina Woolf, David Herbert Lawrence, e Richard Wagner, che proprio qui, nel Golfo, trovò ispirazione per il preludio de L’Oro del Reno. Il Golfo dei Poeti, così bello quand’è bello, così splendido, così in pace.

5 consigli per i principianti che vogliono imparare a navigare in barca a vela

Jacopo si considera valtellinese a tutti gli effetti, e ha iniziato a praticare la vela per puro caso nel ’95, ma si è appassionato talmente tanto da farne l’attività principale della sua vita. Mentre veleggiamo di bolina nel Golfo dei Poeti e approfittiamo per chiedergli qualche consiglio per chi desidera avvicinarsi a questo mondo.

"È uno sport che, se ti piace il mare, ti dà grandissime soddisfazioni. Bisogna però essere umili: molti giovani che si avvicinano alla vela chiedendo solo soldi, non ci mettono più l’entusiasmo. Bisogna avere invece tanta voglia di bagnarsi, di fare fatica, prendere freddo. In cambio, la vela ti regala delle sensazioni uniche. Ma devi metterti in gioco, spingere, dare sempre il massimo: la regata finisce quando tagli il traguardo, prima non devi mai mollare", racconta.

Come quando ci si avvicina a qualsiasi altra disciplina, all'inizio è importante ascoltare e affidarsi ai più esperti. Ma anche imparare a gustare le emozioni: "Se sei furbo ascolti chi ha più esperienza di te, e poi è importante godersela: a bordo vivi emozioni intense, che non provi in nessun’altro modo. La vela ti offre la possibilità di divertirti, e se hai voglia di navigare consiglio a tutti di provare, iniziando con un corso, come quelli che ci sono a Caprera o al Vela Mare, dove puoi conoscere delle persone che ti aiutano per il tuo percorso. È proprio a uno di questi corsi che, dopo avere visto che ero 'partito per la tangente', mi hanno chiesto se volessi partire per una traversata Atlantica: così è iniziato tutto. Se si ha la possibilità è meglio iniziare con dei professionisti, che possono farti crescere velocemente".

"Per intraprendere una carriera come la mia è più difficile, si inizia con i campionati invernali, attraverso conoscenze o semplicemente chiedendo in banchina chi ha bisogno di qualcuno a bordo, e poi navigando sempre con la voglia di imparare, facendo la sana gavetta. Ci saranno sempre alti e bassi, bisogna avere un po’ di fortuna e non arrendersi mai. Personalmente ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste e poi ho vinto tanto perché ho avuto equipaggi forti: è così che arrivano i risultati", chiosa Jacopo.

Mylius 80 Twin Soul B, passione Made in Italy

A solcare le onde del Golfo dei Poeti è la Mylius 80 Twin Soul B, di Luciano Gandini, fresca della vittoria delle Regate di Primavera, quando ha alzato al cielo il trofeo riservato agli scafi del suo cantiere, la Mylius Cup.

Ogni barca ha una storia da raccontare. Le barche nascono grazie a uno straordinario lavoro di progettazione, sapere artigiano e passione, e per questo ognuna, anche se prodotta in serie, può essere considerata un capolavoro. Twin Soul B è un Sail Yacht di 25,25 m, costruito in Italia da Mylius Yachts e consegnato nel 2018. È uno dei tre modelli Mylius 80 FD, ed è stata progettata da Mylius Yachts, che ha anche completato l'architettura navale e progettato gli interni. Il cantiere ha costruito la sua reputazione nel corso del tempo per aver creato uno stile anticonformista e inconfondibile, diventato un elemento identificativo di queste barche eccezionali.

Twin Soul B è anche una delle 960 barche a vela al mondo nella gamma di dimensioni 24-30 m. Elegante, snella, veloce e con un design ricercato, ha un ambiente aperto, minimal e luminoso. In coperta tutta l’attrezzatura è di altissimo livello: i winch primari sono gli Harken Gran Prix 990.3 elettrici di carbonio, i vari pad eye in falchetta e coperta, oltre che alcuni bozzelli, sono di Ubi Maior e Antal, mentre la centralina elettro-idraulica è di Cariboni. L’elettronica e gli strumenti di navigazione sono B&G.

Sottocoperta ogni dettaglio è studiato con cura: i mobili sono di teak alternati al bianco dei divani ed è presente tanto carbon look (paratie, lavandini, porte ecc..). Il layout prevede la zona ospiti a prua, con tre cabine – quella riservata all’armatore ha due letti doppi a murata – e una quarta cabina verso poppa. Twin Soul B è il simbolo di come in una sola barca possano convivere due anime, quella da regata e da crociera.

Infografica Ocean Bound - ©Lindsay Robinson University of Georgia

L'Ocean Bound: il problema non è solo la plastica

Navigando in questo paradiso non si può non pensare a quanto sia importante preservarlo. A quanto riempiamo il mare, il nostro mare, di rifiuti, di plastica. Ma forse il problema principale non è la plastica. Forse il vero problema è avere isolato la natura dalle nostre coscienze.

In mare senso di libertà e natura si fondono: mentre si naviga è difficile nascondere la propria vergogna per il cimitero di plastica che abbiamo costruito. In mare, contrariamente a quello che si può pensare, è impossibile essere indifferenti. Forse non tutti sanno che la gran parte dei rifiuti che finiscono nell'oceano non vengono buttati dalle navi ma sono generati nella fascia costiera in cui vivono oltre due miliardi di esseri umani in tutto il mondo. Sulla base del volume dei rifiuti prodotti, della densità della popolazione, e delle condizioni socio economiche, la professoressa Jenna Jambek, della Università della Georgia, ha stimato che nei 192 Paesi costieri del pianeta, nel 2010 sono state prodotte 275 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, di cui circa otto milioni sono finite nelle acque oceaniche.

Ocean Bound, ovvero i rifiuti plastici che finiscono nell'oceano, è un'espressione codificata nel 2015 in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Science a firma appunto della Professoressa Jambeck. L'analisi condotta dal team guidato da Jambek ha anche fatto una previsione per cui, in assenza di ​ un intervento migliorativo, questo volume di rifiuti è destinato a salire di un intero ordine di grandezza entro il 2025.

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Helly Hansen Skagen Offshore Jacket - sailor Pip Hare - © 2021 Lloyd Images

L'impegno per il mare

Per questa ragione, tanti brand di abbigliamento sportivo che stanno facendo precise e concrete scelte di sostenibilità.

Anche il marchio norvegese Helly Hansen: il 50% dei materiali presenti nella nuova collezione della iconica cerata Skagen Offshore Jacket sono cosiddette materie prime seconde, cioè riciclate, che includono una rilevante percentuale di plastiche Ocean Bound, recuperati in contesti in cui la gestione dei rifiuti è carente.

Per l'approvvigionamento, Helly Hansen si è affidato a partner terzi certificati, che potessero garantire la provenienza e la catena di custodia delle materie prime seconde. Il poliestere Ocean Bound presente nella cerata proviene da tre punti di raccolta in Indonesia della organizzazione Ocean Cycle, mentre il nylon viene fornito da Center Union, una organizzazione di Taiwan che recupera le reti da pesca e le boe.

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