Movember, prevenzione al maschile: ecco quali esami dovresti assolutamente fare

Novembre è il mese dedicato alla lotta ai tumori maschili. In Italia ogni giorno vengono diagnosticati oltre mille nuovi casi. Non devi avere paura, al contrario, devi fare i passi giusti per non arrivare “all’ultimo momento”. Ti guidiamo noi con i consigli degli esperti

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Oltre a essere il periodo per eccellenza del foliage e delle sagre autunnali, novembre è anche il mese nel quale è più facile avvistare un grosso paio di baffi sui volti di molti uomini.

È “Movember”, per un usare un termine che ormai da qualche tempo ha preso piede anche nel nostro vocabolario informale. La parola nasce dall’unione di “moustache” (baffi) e “november” (novembre), e indica il nome della campagna internazionale di sensibilizzazione sulla salute maschile e, in particolare, sulla prevenzione dei tumori dell’apparato urogenitale.

Nato nel 2003, davanti a una birra, dall’iniziativa di due amici australiani (come si legge dalla cronistoria presente sul sito della Movember Foundation), ad oggi l’iniziativa conta oltre 6 milioni di sostenitori in giro per il mondo e ha finanziato oltre 1.250 progetti sulla salute maschile.

MOVEMBER: L'IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE NEI NUMERI

E così, sulla scia del lavoro intrapreso dalla Movember Foundation, nel mese di novembre in tutto il mondo vengono intraprese campagne a favore della prevenzione con particolare attenzione alle patologie più diffuse nella popolazione di sesso maschile come il tumore alla prostata, il tumore al testicolo ma anche le altre patologie dell’apparato urogenitale.

A questo punto una domanda sorge spontanea: ma è davvero così importante parlare di prevenzione dei tumori? La risposta può sembrare retorica, certo. Ed è supportata dai numeri. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale di Sanità, le persone che ricevono una diagnosi di tumore sono in continuo aumento e si stima che nel 2030 supereranno gli 11 milioni.

Se stringiamo il cerchio alle cifre italiane, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro stima che ogni giorno nel nostro Paese vengono diagnosticati 1.000 nuovi casi di tumore. E non tutte le motivazioni di queste cifre in aumento sono per forza negative. L’incremento, infatti, è dovuto in parte a un’età media della popolazione sempre più alta, soprattutto nei Paesi più sviluppati, che sono anche i più colpiti dal problema. Inoltre, c’è senza dubbio una crescente esposizione ai fattori di rischio.

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PRIMO PASSO: CONOSCERE MEGLIO IL PROBLEMA

Come per molti aspetti della vita, il primo passo verso una nuova consapevolezza è quello di conoscere e identificare i confini del problema. La prima cosa da sapere quando entriamo in settori come quello dell’Oncologia, è quello di riconoscere i fattori di rischio, ovvero tutto ciò che può influenzare la comparsa di un tumore.

I fattori di rischio si dividono in modificabili e non modificabili. I secondi sono l’età, il sesso e il patrimonio genetico che possono renderci più o meno propensi a sviluppare certe patologie. In questo caso, ciò che possiamo fare è conoscere il nostro patrimonio genetico e porre maggiore attenzione nel caso in cui delle problematiche siano già state rilevate nella nostra storia clinica familiare.

Ma la prevenzione, si basa soprattutto sui fattori di rischio modificabili, ovvero quelli legati al nostro stile di vita: alimentazione, attività fisica, dipendenza da fumo, alcol o droghe, scorretti comportamenti sessuali.

Si tratta di fattori che incidono notevolmente sulla possibilità o meno di diventare un paziente oncologico, basti pensare che è stato stimato che tra il 30% e il 50% dei tumori possa essere prevenuto con uno stile di vita più salubre e con regolari esami di screening.

TUMORE ALLA PROSTATA

Come detto, il problema principale individuato nel mese della prevenzione maschile è quello del tumore alla prostata. Per spiegare approfondire meglio un questione così complessa e delicata, ci siamo affidati al professor Andrea Salonia, specialista in Urologia e in Endocrinologia e Malattie del Ricambio con indirizzo andrologico, è urologo dell’Unità Operativa di Urologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano (Gruppo San Donato) e professore Ordinario di Urologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

"Il tumore alla prostata riguarda una percentuale variabile tra il 14 e il 15% di tutti i tumori diagnosticati, il che vuol dire che tra gli uomini più di 1 tumore su 10 tra quelli diagnosticati sono di questo tipo". La prostata è una ghiandola dell’apparato riproduttivo maschile che ha il compito di produrre e custodire il liquido seminale, nel corso dell’invecchiamento questa ghiandola tende a ingrossarsi fino a creare una sorta di cancello davanti alla vescica che provoca una certa difficoltà nell’urinare. Un problema comune a molti uomini.

Infatti, è proprio questo suo ingrossamento che potremmo definire naturale con l’avanzamento dell’età che rende necessaria un’attività di prevenzione e monitoraggio. "La difficoltà sta proprio nel rivelare la presenza di questo tumore poiché nella sua fase iniziale non presenta sintomi - prosegue il professor Salonia -. Ma quello alla prostata è anche l’unico tumore al maschile per il quale abbiamo quello che viene definito un marcatore, ovvero l’Antigene Prostatico Specifico (PSA). Si tratta di una proteina fisiologicamente prodotta dalla prostata che funziona come spia".

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TUMORE ALLA VESCICA

Se per il tumore alla prostata agiscono fattori di rischio come l’età, le caratteristiche genetiche e una dieta particolarmente ricca di grassi saturi, il tumore alla vescica ha tra i suoi fattori di rischio principali il fumo. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un problema tipicamente maschile molto frequente nella fascia d’età over 65, ma che può colpire anche la popolazione più giovane.

Quello che emerge nel tumore alla vescica è l’incidenza del vizio del fumo sia sulla percentuale di case che sulla gravità del problema: "Il 50% degli uomini ai quali viene diagnosticato un tumore alla vescica dichiara di essere un fumatore ed è stato stimato che la possibilità che si manifesti il problema è dalle 4 alle 7 volte superiore ad un fumatore rispetto a una persona che non ha mai fumato - dice il professor Salonia -. E non si tratta solo del fumo della sigaretta tradizionale, anche la sigaretta elettronica ha al suo interno degli elementi cancerogeni che possono colpire la vescica. Inoltre, i soggetti che fumano non solo hanno maggiore probabilità ma anche un tumore più aggressivo".

GLI ALTRI TUMORI DELL’APPARATO UROGENITALE

Gli altri due tumori dell’apparato urogenitale che è bene conoscere quando si parla di prevenzione sono il tumore al testicolo e il tumore al pene. Il primo è particolarmente importante perché, anche se è molto raro e rappresenta solo l’1% dei tumori maschili, può presentarsi anche trai i più giovani. La fascia d’età più a rischio, infatti, è quella che va dai 15 ai 40 anni.

La cosa importante da sapere è il fatto che per il tumore al testicolo la principale prevenzione passa da una buona abitudine: l’autopalpazione. È bene, infatti, che a cadenza regolare sotto la doccia gli uomini si concentrino con l’autopalpazione della zona dei testicoli per verificare la presenza di noduli o zone particolarmente dure. Anche in questo caso, la dipendenza da fumo è tra i fattori di rischio principali, al quale si aggiunge l’infertilità.

Infatti, gli uomini che soffrono di infertilità hanno una maggiore probabilità di sviluppare un tumore al testicolo. Soffermarsi sul tumore al pene, invece, per quanto molto raro, è importante per sottolineare l’importanza dell’igiene personale locale e della conoscenza del proprio corpo nel tempo. Infatti, in questo caso la prevenzione parte già in età pediatrica quando è necessario constatare se i testicoli siano al loro posto nel modo corretto e se il pene è soggetto alla fimosi (il restringimento del prepuzio che non permette al glande di essere scoperto). Con la crescita, i fattori di rischio principali per il tumore al pene sono una scarsa igiene locale e i comportamenti sessuali promiscui.

PARTE TUTTO DAL CUORE

Il mese della prevenzione maschile offre lo spunto per parlare di prevenzione anche in un altro importante campo medico: quello delle malattie cardiovascolari. Per farlo, ci siamo affidarti al dottor Massimo Mantica, responsabile del Centro aritmie ed elettrofisiologia cardiaca dell’IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant’Ambrogio di Milano.

"Superati i 55 anni d’età, è fondamentale tenere sotto controllo il nostro cuore attraverso visite ed esami periodici. Si pensi che In Italia ogni anno sono 850 mila le persone alle quali viene diagnosticato un problema all’apparato cardiocircolatorio e i 3/4 sono persone di sesso maschile".

Se può sembrare strano passare dal tumore alla prostata alle problematiche cardiache, il file rouge ci è offerto proprio dai fattori di rischio connessi. L’età è un fattore che assume ancora più importanza nelle patologie del cuore, così come i fattori di rischio non modificabili, in particolare la sedentarietà e le scorrette abitudini alimentari (abuso di fumo e alcolici sono dannosi a tutti i livelli). L’Istat nel 2029 ha rilevato che il 35% della popolazione italiana sopra i 18 anni è sovrappeso, dei quali il 43% di sesso maschile, e che l’11% degli uomini è obeso secondo l’indice di massa corporea sulla quale sono basate queste percentuali.

PREVENIRE LE MALATTIE DEL SISTEMA CARDIOCIRCOLATORIO

Tra le patologie più comuni ci sono l’ipertensione arteriosa e l’ipercolesterolemia. L’ipertensione arteriosa è una condizione caratterizzata dall’elevata pressione del sangue nelle arterie, che è determinata dalla quantità di sangue che viene pompata dal cuore e dalla resistenza delle arterie al flusso del sangue.

Non si tratta di una malattia, ma di un fattore di rischio che può portare ad altre malattie cardiovascolari quali l’infarto miocardico e l’ictus cerebrale. Per questo è molto importante monitorare la propria pressione sanguigna che non deve superare di troppo il valore massimo e minimo di 140/90. Mentre nel caso dell’ipercolesterolemia il valore da tenere sotto osservazione è quello di 200 mg/dl di sangue.

I CONSIGLI PER UN CORRETTO STILE DI VITA

Alla luce di quanto detto, l’importanza di condurre uno stile di vita sano e attivo è la miglior medicina possibile per il nostro corpo. Ecco qualche consiglio:

  • Essere informati già in giovane età delle conseguenze di uno scorretto stile di vita
  • Non fumare
  • Non assumere droghe
  • Consumare un massimo di 2 unità alcoliche al giorno (1 unità corrisponde a 12 grammi di alcol)
  • Seguire le indicazioni dell’OMS sull’attività fisica: almeno 30 minuti di attività moderata per 5 volte alla settimana oppure 2/3 volte alla settimana di attività fisica intensa
  • Imparare a gestire ed elaborare lo stress
  • Garantire al proprio corpo i corretti tempi di riposo notturno (almeno otto ore a notte)
  • Conoscere la storia del proprio patrimonio genetico familiare

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LA TUA AGENDA DELLA PREVENZIONE

COSA FARE PER…

Prevenire il tumore alla prostata

A partire dai 45 anni d’età, quindi, tenere monitorato il dosaggio di PSA e sottoporsi ad un’analisi urologica completa ci restituisce un giudizio generale su come un individuo sta a livello prostatico e ci permette di scongiurare eventuali complicazioni.

COSA FARE PER…

Prevenire il tumore alla vescica

Come si può capire senza troppi sforzi, il primo passo necessario nella prevenzione è la riduzione dei fattori di rischio e quindi: smettere di fumare. Tra i segnali d’allarme principali c’è la fuoriuscita di sangue nelle urine, un indicatore da non trascurare mai che richiede una visita urologica immediata e, in caso di necessità, un’ecografia all’addome per approfondire il problema.

COSA FARE PER…

Prevenire le malattie cardiovascolari

Se nel caso dei tumori dell’apparato urogenitale, la prevenzione si divideva in fattori di rischio, primi sintomi ed esami specifici. Nel caso delle malattie cardiovascolari, mantenere un corretto stile di vita è un'arma di prevenzione fondamentale. Già nel lontano 2007, il Ministero della Salute aveva elaborato il programma “Guadagnare Salute - Rendere facili le scelte salutari” come attività di comunicazione nei confronti un corretto stile di vita. Consigli che sono quanto mai importanti oggi in una popolazione sempre più anziana e longeva. «È sbagliato, però, pensare che la prevenzione debba partire solo nelle fasce d’età più critiche - prosegue il dottor Mantica -. Queste patologie iniziano a maturare già in giovane età se lo stile di vita non è quello corretto e una volta che si presentano il malato diventa di tipo cronico. Per questo, è importante anche fare delle valutazioni cardiologiche già in età precoce, sottoporsi a prelievi di sangue frequenti e utilizzare la prevenzione per ritardare la fase conclamata della malattia».

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