Federico Pellegrino verso Livigno: come si allena il più forte fondista azzurro

Sabato 21 e domenica 22 gennaio, Livigno, per la prima volta nella sua storia, ospiterà una tappa della Coppa del Mondo di sci di fondo: e Chicco Pellegrino sarà al via a caccia di un podio davanti al pubblico di casa

di Federica Furino

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Se non avesse fatto l'atleta, Federico Pellegrino - il più forte sciatore azzurro di fondo contemporaneo, valdostano di Nus, due volte vicecampione olimpico nello Sprint - sarebbe diventato ingegnere.

Nell’universo parallelo dei destini mancati, invece di vincere medaglie, progetterebbe ponti o qualcosa del genere. Lo si capisce da come racconta la sua vita e il suo sport. Non parla: spiega. Usa cifre, numeri, sequenze logiche. Dice che gli piacciono l’ordine, il metodo, gli schemi e le cose organizzate bene gli danno tranquillità. Per ogni pensiero disegna traiettorie, rette tra punti che diventano percorsi.

Come quello dello sci di fondo: da pratica per appassionati di montagna, antica e un po’ retrò, alla new wave degli sport outdoor come il running o il ciclismo che uniscono fatica, materiali tecnici e app dedicate.

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LA NOSTRA INTERVISTA FEDERICO PELLEGRINO

Il primo percorso che racconta, però, è il suo: quello che va dai Giochi di Sochi del 2014 a quelli di Pechino del 2022, passando per Pyeongchang nel 2018. Un viaggio che l’ha trasformato, da giovane brillante ma confinato all’undicesimo posto, nel campione che contro ogni pronostico conquista un argento.

E poi si riconferma quattro anni dopo: stessa gara, stesso risultato. In uno sport di fatica come il suo dove l’età pesa, ha il sapore dell’impresa. "Pechino era la mia grande occasione e me la sono giocata, anche se arrivarci a 32 anni, dopo due di pandemia e un cambio di allenatore complicava le cose. La dimensione era “ora o mai più” che però è molto mia: io ogni gara importante la vivo come se il mondo finisse quel giorno. Ma di solito punto a dare il meglio di me, non a vincere. A Pechino invece volevo il podio a tutti i costi, e infatti sono arrivato con le energie mentali azzerate. Il giorno prima della gara mi sono detto: mollo tutto e me ne torno a casa".

Come hai iniziato a praticare sci di fondo?

I miei genitori erano entrambi appassionati. A Nus, il mio paese (vicino ad Aosta, ndr) non c’era uno sci club di sci alpino. Però c’era e ancora c’è una delle piste di fondo più belle delle Alpi, un anello di 30 chilometri immerso nella natura. Lì vicino i miei nonni avevano una casa dove passavamo tutte le vacanze di Natale. La scelta è stata naturale.

Come si sopporta la fatica da bambini?

Da bambino la fatica non la senti, e se la senti comunque non la identifichi come una cosa brutta. Se arriva attraverso il gioco, impari ad amarla e quell’amore resta. Per me almeno è stato così. Infatti, mi diverto ancora tantissimo.

Crescendo, il rapporto con la fatica cambia?

Per me, no. A me la fatica piace e so che per reggerla serve una sola cosa: allenarsi di più. Quando mi sembra troppa, non uso tecniche mentali alla Zanardi, tipo che quando stai per mollare ti imponi di tener duro altri cinque secondi e poi altri cinque. Il pensiero non è mai “come ne esco”, ma “come faccio a non trovarmi più in questa situazione”. Allenarmi meglio o di più, mi ha fatto vincere tante gare senza sforzo.

Il corpo che ne dice?

Trova il modo di farti rallentare. Fa crescere il lattato nelle gambe per dire che tutto quell’ossigeno nei muscoli non riesce a mandarlo. Invece noi sportivi al fisico continuiamo a dare legnate. Un approccio mentale che chiunque pratichi sport di resistenza si ritrova anche nella vita di tutti i giorni.

La tua pista del cuore?

A Saint-Barthélemy, in Valle d’Aosta, dove sono cresciuto. È una valle laterale poco conosciuta che negli anni in cui le altre località hanno investito nello sci alpino non ha creduto nel cambiamento. Si sono perse opportunità economiche, ma si è preservata una natura incontaminata. Quei 30 chilometri aprono scenari che raramente capita di vedere altrove: radure, qualche rifugio, stalle. In certi punti neanche prende il telefono, cosa che non guasta visto il bisogno di detox che tutti abbiamo. Per capire il fondo devi andare lì.

SCI DI FONDO "ALLA CONQUISTA" DI BIKER E RUNNER

Ecco, che cos’è lo sci di fondo?

Un centro benessere all’aria aperta, sia per il fisico sia per la mente. Nello sci alpino, il contesto lo vedi davvero solo quando sei in seggiovia. Nel fondo invece scivoli ma sei dentro la natura.

Con i cambiamenti climatici la neve scarseggia.

Vero. Lo sci di fondo turistico, quello in cui ci si perde nelle valli come in Pusteria o ad Asiago, in Italia ne risente. In 15 anni la stagione è diventata più corta e i chilometri di piste si sono ridotti: in basso i giorni buoni sono pochi e gli anelli innevati artificialmente sono solo quelli agonistici. Se vuoi divertirti, devi andare al Nord: lì puoi partire da Oslo e arrivare in Russia senza toglierti gli sci.

È uno sport alla portata di tutti?

Sì, ma serve imparare. Anche se fisicamente si è allenati, qualche ora di lezione con un maestro è necessaria.

Com’è la tribù del fondo?

Varia. C’è il conservatore che gira ancora con la tuta e l’attrezzatura degli anni Ottanta. E poi c’è la parte più giovane, più “fast and furious”. Ragazzi che magari hanno fatto agonismo da piccoli o praticano altri sport di resistenza e investono in attrezzature e abbiglia-mento high tech ispirato al mondo della bicicletta. Ci sono località che offrono anche l’aprèsski e segmenti Strava, su cui potersi confrontare. Questo secondo approccio è in crescita, trainato dal successo delle altre discipline outdoor.

Il fondo punta a conquistare runner e biker?

Sì, ne ha le potenzialità. Chi corre anche d’inverno, magari nella neve, se provasse a mettere gli sci di fondo e investisse un po’ di tempo, scoprirebbe un’alternativa fantastica e sicura. E lo stesso vale per il ciclista amatore. Che, tra l’altro, troverebbe dei benefici anche fisici perché la multidisciplinarietà fa rendere di più. Non è un caso che molti ciclisti d’inverno facciano gare di fondo e viceversa. Io, per esempio, per allenarmi pedalo.

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COME SI ALLENA FEDERICO PELLEGRINO

Come funziona il tuo allenamento?

Le gare durano quattro mesi. Il resto dell’anno lo passo a lavorare sulla prestazione e sulla durata. Io faccio due settimane di vacanze ad aprile, poi da maggio riparto. Per lo più con corsa, bici, skiroll e rafforzamento in palestra. Le ore di allenamento totali, sono tra le 900 e le 950 di cui l’8 o 9% è di intensità, impostati con la misurazione della frequenza cardiaca e del lattato ematico. D’estate nelle settimane di carico si arriva a 20 o 30 ore, 10 o 15 in quella di scarico. In autunno torniamo in ghiacciaio con gli sci oppure dentro piste artificiali per allenare la tecnica.

E quando non ti alleni?

Lavoro per migliorare l’efficienza energetica con l’alimentazione, l’integrazione, il sonno. Passo più tempo a organizzarmi la vita che a viverla. Per avere una carriera lunga è indispensabile.

A Milano-Cortina ci pensi?

Molto. Avrò 36 anni. Ma amo ancora questo sport e finché continuerò a divertirmi, andrò avanti. L’obiettivo sarà una medaglia in una gara a squadre. Un tempo mi dicevano che i fondisti iniziano a vincere dopo i trent’anni e sia mai che avessero ragione. Io dai venti ai trenta mi sono portato avanti. E ora aspetto che arrivi il bello.

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