di Max Grassi - 13 dicembre 2018

Tu chiamali se vuoi… (e)sportivi

Siamo andati alla scoperta dell’universo degli eSport, i videogiochi competitivi, un settore in forte crescita che, già nel 2019, a livello globale vale un miliardo di dollari di fatturato. Per imparare a conoscere meglio questo mondo abbiamo incontrato il dott. Mauro Lucchetta, uno dei più noti preparatori mentali di eSport.

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L'arena allestita da Gillette e dedicata agli eSport all'ultima edizione della Milan Games Week
Chi ancora immagina gli atleti di videogiochi come nerd sovrappeso e brufolosi, dopo aver letto questo articolo dovrà ricredersi. Il settore degli eSport è da anni in forte crescita e, a livello globale, si prevede che supererà il miliardo di fatturato già il prossimo anno. Da noi, in Italia, l’audience degli eSport conta già un milione di persone tra chi segue quotidianamente le competizioni videoludiche (sono 260mila) e chi lo fa almeno una volta alla settimana. Prevalentemente maschi (62%) e di età compresa tra i 16 e i 30 anni (52%), i gamer italiani amano soprattutto i giochi di corse (Gran Turismo, F1, Moto GP) e quelli sportivi (Fifa, Nba), ma giocano anche con i titoli più conosciuti e popolari degli eSport (Overwatch, League of Legends).

Siamo andati alla scoperta di questo mondo e lo abbiamo fatto visitando il Padiglione 16 della Fiera di Milano dedicata ai videogiochi (un evento di tre giorni che ha raccolto 148.000 visitatori): la Milan Games Week. Per la prima volta, infatti, al salone meneghino il gaming competitivo ha interpretato il ruolo di assoluto protagonista con un’enorme area totalmente riservata.
Appassionati, hardcore-gamer e semplici curiosi hanno avuto la possibilità di saggiare in prima persona e comprendere il significato del termine eSport, di cui si parla con sempre più insistenza ma che a molti ancora appare come una parola dall’oscuro significato. Basti pensare che, solo in Italia, stiamo parlando di un mercato valutato attorno ai 14 milioni di euro, con una crescita del pubblico del 24% rispetto a un paio di anni fa.

Nel 2017, a seguito dell'aumento esponenziale degli eSport nel mondo, si è cominciato anche a considerare la possibilità di vedere le competizioni digitali ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. Il Comitato Internazionale sarà tenuto a prendere una decisione finale solo dopo le Olimpiadi di Tokyo del 2020 ma è chiaro il forte interessamento del CIO per avere gli eSport ai Giochi, soprattutto per i tantissimi spettatori che attirerebbe questa disciplina tra i millennial e le generazioni più giovani.
Mauro Lucchetta, 37 anni monzese, uno dei più noti preparatori mentali negli eSport
Abbiamo incontrato il dott. Mauro Lucchetta, uno dei più noti preparatori mentali negli eSport. 37 anni, monzese, Lucchetta è stato il primo psicologo dello sport in Italia ad affacciarsi a questo settore, anche grazie al suo passato da videogiocatore che lo ha portato – ancora teenager – a vincere due campionati italiani della simulazione automobilistica Gran Turismo.

La preparazione mentale è ormai alla base dei successi sportivi di grandi atleti: solo per citare gli ultimi casi mi vengono in mente Molinari nel golf e Dovizioso nella MotoGP. Quanto è cruciale questo aspetto negli eSport?
Il gaming è prevalentemente decision making, cioè: fare la scelta migliore, in un determinato lasso di tempo, di fronte a più opportunità. Perché il cervello ragiona su più piani, verticali o orizzontali, ed è chiaro che una mente che riesce a vedere complessivamente questi piani e a gestire questa complessità lavora meglio. Quindi l’aspetto mentale è fondamentale. Non esistono ancora ricerche che possano attestarlo con precisione ma sappiamo bene come, a livello di informazioni sullo schermo, il cervello cognitivamente è molto impegnato e quindi ha la necessità di trovare meccanismi per funzionare meglio. Meccanismi fisiologici, ottimizzando processi neuromotori, ma anche da un punto di vista della gestione emotiva. Fattori sui quali, il player, almeno inizialmente, non è attrezzato.
Un professionista di eSport compie oltre 400 movimenti al minuto. Servono doti fisiche non comuni ma anche una capacità coordinativa spiccata. Dovesse dare una percentuale a queste due componenti?
Direi 70% testa e 30% allenamento fisico. Ma attenzione, quel 30% è quello che ti fa vincere. Mi spiego: la preparazione fisica è fondamentale per raggiungere il massimo livello possibile. Il fatto che comunque l’esecuzione motoria non sia un’esecuzione complessa e articolata non significa che il percorso neuromotorio sia semplice. Anzi, a maggior ragione, proprio perché deve essere un percorso neuromotorio che funzioni senza nessun tipo di vincolo o di limite in termini anche di velocità, è inevitabile che un e-sportivo debba anche essere sportivo. La mente stessa, se non ha un determinato apporto di ossigeno, non riesce a performare cognitivamente come dovrebbe.
Quindi la base fisiologica è fondamentale anche se poi l’aspetto mentale è quello decisivo.

Daniele Paolucci, aka IcePrinsipe, ha detto che “allenarsi senza essere concentrati è una perdita di tempo”. è d’accordo?
Lui è un esempio di come la preparazione mentale possa portarti a essere performante. La sua capacità di mantenere il controllo alla simulazione calcistica di Fifa anche sotto stress gli è valsa il soprannome IcePrinsipe. La prima cosa che determina la concentrazione è la visione e una delle attività che deve imparare a fare il pro-player è proprio ottimizzare i movimenti degli occhi.

Qual è la differenza tra un buon videogiocatore e un atleta di eSport?
Vale una regola semplice: più mi alleno più divento bravo. Quindi una buona quantità di ore è indispensabile per performare bene. Poi c’è il talento. Essendo una competizione, se io possiedo abilità superiori al mio avversario è chiaro che avrò una performance migliore. Ma tutto questo è allenabile. Concentrazione, riflessi, conoscenza del gioco dal punto di vista strategico. Per diventare veramente forte devi fare qualcosa di nuovo e di diverso.
Si è conclusa, con un grande successo di pubblico, nella cornice della Milan Games Week, dopo quattro mesi di lavoro da parte di Sony, Mercedes-Benz Italia e Progaming Italia, la GT Sport e-Cup by Mercedes-Benz, il primo torneo italiano di eSport dedicato a Gran Turismo Sport, il racing game di Polyphony Digital in esclusiva per PlayStation 4. Alla fine l’ha spuntata il 20enne siciliano Giorgio Mangano (in arte “Williams_Giorgio”), pilota pluridecorato anche nella piste reali e già campione europeo del videogioco. Alla gloria si sono aggiunti i premi messi in palio da Mercedes-Benz Italia e Amazon: un corso di guida su vetture Mercedes AMG sulla neve e una Gift Card da 3.000 euro
“Nei videogiochi, per diventare veramente forte, devi fare qualcosa di nuovo e di diverso”. Parola di Mauro Lucchetta
Qual è la differenza tra gli eSport e gli sport tradizionali?
Nello sport sei subito sul campo e ti confronti in maniera immediata e diretta con l’ambiente intorno a te e il pubblico. Le relazioni sociali sono dirette e fisiche, c’è contatto. Negli eSport invece il primo contatto è online, con persone. Le relazioni fondamentalmente sono gestite da una chat. Questo potrebbe sembrare uno svantaggio ma le nuove generazioni usano spesso un’interfaccia per comunicare. Fa parte della nostra cultura ormai. E lo sarà sempre di più. L’obiettivo, in un lavoro come il mio, è di sfruttare al massimo tutti gli strumenti possibili. Ad esempio una delle cose che faccio per creare un team è proprio quella di iniziare le sessioni con la webcam, per fare in modo che i ragazzi si vedano e si relazionino anche al di fuori del contesto di gioco.

Anche il comitato olimpico sembra essersi accorto degli eSport. Qual è la sua opinione?
Più che la mia opinione, posso dirti il sentore all’interno delle community dei player, che è questo: “Andiamo all’Olimpiade? Bene. Con un circuito nostro? Bene. Ma siamo interessati non tanto al tentativo di parificazione quanto piuttosto al piacere di partecipare a una manifestazione così prestigiosa”. Il player vuole vivere un evento importante che lo ripaghi di tutti i sacrifici fatti. Quindi vanno bene le Olimpiadi ma con un circuito a sé. Il percepito delle nuove generazioni è che le competizioni online valgono tanto quanto le competizioni sportive.

Qualche consiglio per i videogiocatori comuni e per migliorare il rendimento?
La prima regola è quella di seguire gli streaming video dei player più bravi, in modo da capire i loro segreti. La seconda regola per diventare forti è giocare on line. Subito. Anche a costo di subire cocenti sconfitte. Serve a capire il gioco da altri giocatori più bravi. Così ti appropri subito di quello che viene definito in gergo il “meta” (Most Effective Tactics Available), cioè le regole di base per performare bene all’interno del videogioco.

Può suggerire ai lettori qualche tecnica per migliorare la performance e-sportiva?
Dal punto di vista fisico è bene fare in modo che i 52 muscoli utilizzati dal nostro occhio funzionino bene. Come quando si va dall’ottico, anche per i player è utile esercitarsi seguendo con gli occhi il disegno di un “8” per fare un riscaldamento dei movimenti oculari per un paio di minuti. Ma ovviamente questo è solo un inizio (chi vuole approfondire può cercare alla voce S.V.T.A., ndr). Sul lato emotivo sarebbe interessante dedicarsi alle tecniche di rilassamento. Proprio perché queste competizioni creano una forte tensione abbiamo la necessità di dire al nostro corpo: “calma”. Quindi respirazione e rilassamento.
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