Il piacere (e il potere) della disconnessione

I vantaggi della tecnologia contro la libertà di essere se stessi: cosa scegli? Per tre giorni ho provato a scollegarmi da tutto e da tutti in una casa immersa nel bosco, senza wi-fi e senza TV. Non è stato semplice (all’inizio) ma poi ho capito

Foto: Getty Images

La società moderna, così connessa tecnologica e globale, ci offre indubbiamente una serie di meravigliosi vantaggi. Dai progressi della Scienza a quelli della tecnologia; dalla possibilità di raggiungere in poche ore l’altro capo del mondo, al riuscire a vedere, attraverso lo schermo di uno smartphone, una persona che vive lontano migliaia di chilometri da noi.

Meraviglie della nostra epoca che non possono però trascurare il fatto che il nostro mondo ha sviluppato un malsano attaccamento ad ognuna di esse. Diciamocelo, per ottenere tutti questi comfort abbiamo dovuto cedere un pochino di noi stessi, della nostra anima.

Per ritrovarci, forse dobbiamo "staccare". Ed ecco tutto il piacere e il potere della disconnessione.

DALLA PANDEMIA A OGGI

Una libertà condizionata. A mettere a nudo la fragilità di un sistema così complesso, e le innumerevoli contraddizioni che la nostra società impone a tutti noi, è stata la pandemia che, come un improvviso uragano, si è abbattuta sull’intero pianeta creando squilibri di dimensioni globali dei quali fatichiamo ancora a ritrovare un nuovo equilibrio.

Più subdole, ma forse più importanti, sono le instabilità legate alla sfera personale di ognuno di noi. Le incertezze economiche e sociali, il lockdown, gli obblighi a coprirsi il viso e a rimanere distanziati, da un lato hanno amplificato la nostra dipendenza tecnologica e il bisogno di connessione con gli altri, ma dall’altro ci hanno mostrato il rapporto (malsano) che abbiamo con una società che lascia sempre meno spazio per noi stessi.

Non è un caso che la fine dell’emergenza pandemica sia concisa con il periodo di più alto abbandono lavorativo della storia. C’è stato qualcosa in questa situazione di straordinaria fragilità che ha imposto a molti di fermarsi e riflettere in modo profondo su quanto una società così estremamente connessa e in costante movimento abbia finito per ridurre gli spazi e i tempi necessari a ognuno per affermare se stesso, i propri pensieri e le aspirazioni, spesso sopite per fare spazio agli obblighi sociali.

L’84% DEGLI UTENTI DI TELEFONI CELLULARI AFFERMA DI NON POTER STARE UN SOLO GIORNO SENZA IL PROPRIO DISPOSITIVO

LA DIPENDENZA TECNOLOGICA

La società ultra organizzata ci richiede aziende super affollate e orari cronometrici; si fonda sull’abitudine a competere e confrontarsi; ad assolvere doveri, a volte anche nei confronti di persone o situazioni che non contano davvero; infine, ma non per ultimo, ci obbliga a un consumo eccessivo e al materialismo.

Rientra un po’ in tutte queste situazioni anche la nostra dipendenza dalla tecnologia: l’84% degli utenti di telefoni cellulari afferma di non poter stare un solo giorno senza il proprio dispositivo. Gli studi indicano che alcune persone controllano i propri dispositivi mobili ogni 6,5 minuti. Dagli smartphone ai social il passo è breve. Secondo alcune ricerche sulla dipendenza da Facebook, una persona su tre si sente più insoddisfatta della propria vita dopo aver visitato il social.

Rinunciare a ogni cosa sull’onda di una improvvisa ricerca di se stessi, forse non è la soluzione alla quale possiamo aspirare. Non lo è nemmeno la rinuncia alla tecnologia che di fatto ci tiene con-nessi indissolubilmente con la complessa rete della nostra comunità. Tuttavia la parola disconnessione può assumere un peso e un valore ragguardevole nell’esistenza di ognuno. La disconnessione, ossia la rottura del collegamento con il caos della vita, può essere multiforme, e soprattutto può esprimersi in tempi e modalità che sono differenti per ognuno di noi.

A volte può bastare qualche ora, una mezza giornata, dedicata alla vita in famiglia, a una esperienza outdoor con gli amici o a una passeggiata nel bosco in solitudine a segnare il distacco da ciò che ci sta tutto intorno. Altre volte può essere un viaggio, o un vero e proprio periodo di depurazione che può essere rappresentato da un soggiorno in un centro benessere, il raggiungimento di una meta sportiva o di viaggio. O ancora l’esperienza di vita in un luogo isolato, una baita o una casa nel bosco, per ritrovare la connessione con la natura, con i propri pensieri e re-imparare a sentire il proprio corpo.

L'ESPERIMENTO: IL POTERE DELLA DISCONNESSIONE

Ci ho provato per tre soli giorni, grazie all’esperienza di disconnessione che mi è stata proposta da PrimaLoft, celebre marchio specializzato nella produzione di materiali isolanti per l’abbigliamento sportivo. In un ottobre dall’aspetto primaverile sono stato ospite della PrimaLoft House, una seducente location nel cuore di una delle foreste più spettacolari della Francia, a circa un’ora di distanza da Parigi e nella regione dell’Île de France.

Una baita costruita tra gli alberi, sulla cima di un promontorio, in una posizione che la faceva apparire una gigantesca casa sull’albero. Insomma, il luogo ideale per staccare completamente la spina e scollegarsi dal caos della società che viveva tutto intorno, dai rumori e dalle connessioni, sia analogiche che digiTali. Niente Tv. La musica, solamente quella dello streaming. Nessuno stress per rispettare gli orari e le abitudini più convenzionali. Il tempo solamente per se stessi e per sperimentare la vita nel bosco, che sia in sella a una bicicletta, oppure di corsa e al passo di cammino lento. Mettere le mani sulla roccia nuda per assaporare il bouldering, nell’espressione più libera e coinvolgente dell’arrampicata sportiva. Provare a vivere secondo i cicli naturali della vita, quello che in Scienza viene definito il ritmo circadiano. Senza che nulla possa turbarlo.

Lo confesso, il primo impatto con questa dimensione ha avuto l’effetto di un salto nel vuoto. Quasi come se ci si stesse per tuffare da uno di quegli scivoli tubolari bui senza sapere dove finirà la corsa. E l’impatto più forte è stata la consapevolezza di non essere informato su quanto sarebbe potuto accadere tutto intorno. Siamo nella società dei media e dei social, dove tutto si diffonde in tempo reale e questo ci ha oggettivamente abituati ad avere sempre le antenne alzate, a essere pronti a cogliere ogni notizia.

Posso assicurare che quel senso di vuoto dura poco. Disconnettersi significa entrare in una nuova dimensione subito pronta a riempire il tempo e lo spazio con le esperienze, che questa volta nascono più dal desiderio che dal dovere. Riscoprire il piacere di leggere, anche per lunghe ore. Crogiolarsi nella soddisfazione per aver preparato un piatto che non avremmo mai pensato di riuscire a cucinare. E poi trovare il tempo per camminare, pedalare o più semplicemente per ascoltare il bosco e respirarne i suoi profumi. Nulla di tutto questo è così scontato nella vita di tutti i giorni. Ora diventa normalità. L’effetto più sorprendente è ritrovarsi nel letto, con naturalità, quando sono anche le 9 della sera pronto ad avventurarti in un sonno di 9 ore filate, senza interruzioni e ansie da sveglia.

A TUTTA NATURA

Se la disconnessione può rappresentare un buon antidoto per spezzare, almeno per qualche giorno, la catena che ci tiene prigionieri nel caos della nostra società, c’è un elemento in tutta questa esperienza che rappresenta una vera cura: il bosco.

È ormai scientificamente provato che l’esposizione diretta ad ambienti forestali fornisce un ampio spettro di benefici per la salute (leggi qui). Respirare il bosco riduce lo stress, e l’ansia, migliora i processi cognitivi; soprattutto, migliora le funzioni cardiovascolari, la risposta immunitaria e infiammatoria.

Il cosiddetto “bagno di foresta” è oggi diventato una vera terapia che, se ripetuta nel tempo, influisce sulla psiche in modo significativo. Gli esperti dicono che trascorrere almeno due ore a settimana in natura, migliora la salute grazie alla riattivazione di tutti i nostri sensi.

L’esperienza vissuta in Francia mi ha insegnato una cosa: per entrare nel bosco nel vero senso della parola, è assolutamente indispensabile lasciare andare i pensieri e le emozioni, quell’irrefrenabile attività del cervello che non ci per-mette mai di staccare la spina. Si deve imparare a concentrarsi sul momento, dimenticando quell’idea insalubre che abbiamo consolidato di voler pensare e programmare le ore successive, i giorni e le settimane che verranno.

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