di Amos Barshad - 30 gennaio 2019

Creed 2: Ivan Drago arruola Viktor

33 anni dopo Rocky IV Ivan Drago è tornato. E in Creed II si fa accompagnare dal figlio Viktor, suo degno erede. Abbiamo incontrato Dolph Lundgren e Florian Munteanu, mettendo a confronto due generazioni...
1/8 Padre e figlio sugli schermi: la cattiveria è di famiglia. Foto Ben Watts

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Nel 1985 con Rocky IV Lundgren ha fatto conoscere al mondo Ivan Drago, l’indistruttibile macchina da guerra dell’Unione Sovietica. Il film, xenofobico ed entusiasmante, è uscito negli anni della guerra fredda ed è stato un grosso colpo alla Real Politik. Drago era l’incarnazione perfetta del male russo. Era la “morte che correva sul guantone”, un pugile freddo e crudele che uccide Apollo Creed e spezza il cuore di Rocky e per questo non potremo mai perdonarlo. Il motivo per cui è ancora saldo nell’immaginario collettivo è perché basta la sua faccia a evocare paura.

Quest’anno, con Creed II, Drago fa il suo ritorno. E non è solo: porta con sé il suo primogenito, Viktor Drago. In uno sviluppo prevedibile ma non per questo meno efficace il Viktor Drago di Munteanu sfiderà l’Adonis Creed interpretato da Michael B. Jordan, il figlio a lungo perduto di Apollo, l’uomo che Ivan aveva ucciso sul ring. I nostri conflitti, i nostri ideali di forza, la nostra relazione con nostro padre: tutto è cambiato dall’epoca in cui Apollo è andato a tappeto. Eppure, in qualche modo, Drago è ancora lì, stavolta moltiplicato per due, pronto a incutere paura anche se, nella quinta decade del franchising di Rocky, siamo cambiati. Ma, poi, lo siamo davvero?
Subito dopo il casting Munteanu e Lundgren hanno iniziato ad allenarsi insieme a Los Angeles. “Quando ti alleni insieme”, dice Lundgren, “sviluppi un rispetto unico per l’altro.” A Munteanu tutto questo ricordava la sua infanzia, quando si allenava nelle palestre di Monaco con suo padre, un fan del pugilato. “Mi sembrava di essere tornato indietro negli anni e di avere mio padre lì con me.” Quando Lundgren ha girato Rocky IV aveva la stessa età che ha Munteanu oggi. La differenza di età attuale tra lui e Munteanu è stata di ispirazione per Lundgren: “mi rendo conto che non ho più vent’anni. Quindi durante gli allenamenti ero soddisfatto se riuscivo a tenere testa a Florian in qualcosa”, dice. “Ero consapevole che ci sono cose che invecchiando non puoi più fare e che quindi devi cogliere l’attimo finché puoi. È questo che mi sprona”.

Poi Lundgren pensa al suo passato, alla vita in palestra a fare pesi. “Mi sono chiesto quante volte sono andato in palestra da ragazzo. Milioni probabilmente. Eppure adesso che mi alleno di meno mi godo il mio fisico più di quando avevo 27 anni. È solo questione di accettare che stai invecchiando.”
Munteanu è stato scoperto dall’imprenditore romeno Eduard Irimia, il fondatore di una specie di campionato MMA chiamato Superkombat Fighting. Irimia ha fatto di tutto per attribuire a Munteanu il soprannome “Big Nasty” (super cattivo). L’aspetto giusto ce l’ha: sguardo intenso e sfacciato unito a una onestà rara. Lundgren è cresciuto a Stoccolma, tra le arti marziali e il calcolo differenziale. Suo padre, un ufficiale dell’esercito svedese nonché ingegnere elettronico lo spingeva a dare sempre il massimo, nello sport come nello studio. Era un uomo ambizioso ma anche molto rabbioso e violento. “Mio padre aveva problemi al lavoro e li scaricava sulla famiglia”, ricorda Lundgren. “Anzi, su di me e su mia mamma. Gli altri non li toccava. Gli volevo bene e per molti versi ancora cerco di emularlo. Ma c’è stato un periodo in cui avrei solo voluto fargli del male.”
Poco più che ventenne, Lundgren è passato dal Royal Institute of Technology svedese all’università di Sidney, dove studiava per laurearsi e nel frattempo, per guadagnare qualche soldo, si occupava della security nei concerti rock. Una sera Grace Jones (attrice, popstar ed esteta radicale) suonava in città. La cantante l’ha conosciuto e quella sera stessa lo ha invitato nella sua suite in albergo (diventerà la sua ragazza, la sua prima vera fidanzata) e in seguito lo ha introdotto nei giri importanti di New York. Lì, erano gli anni
 Ottanta, Lundgren ha
 conosciuto Andy
 Warhol, David Bowie,
 Michael Jackson. Gianni Versace ha realizzato un paio di pantaloni di pelle apposta per lui.

Era stato accettato per il dottorato in ingegneria chimica al MIT, l’istituto tecnologico più importante del mondo. Era l’apice del sogno di suo padre. Ma il mondo che nel frattempo Lundgren ha conosciuto era troppo scintillante e interessante per lasciarselo scappare. Così ha scelto New York. Poi ha ottenuto quella parte in Rocky IV, che lo ha reso una star dal giorno alla notte. “Sono entrato nel mondo del cinema molto velocemente”, dice. “è stato un po’ uno shock. I cui effetti si sono fatti sentire per sette, otto anni.”
 Lundgren ha interpretato ruolo dopo ruolo (I dominatori dell’universo, I nuovi eroi, Johnny Mnemonic...) anche se, per sua stessa ammissione, non sapeva recitare. “Ho fatto tanti soldi e potevo viaggiare, andare a Parigi e avere una donna diversa ogni notte se volevo.” Ma sullo schermo “non sapevo quello che stavo facendo. Non avevo nessuna skill.” Continua...
L'intervista completa è stata pubblicata su Men's Health - Febbraio 2019
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