di Richard Laliberte - 09 novembre 2019

Proteggi il tuo cuore

L’occlusione cronica totale è l’attacco di cuore più massiccio che ti possa capitare. Può colpire chiunque e senza preavviso anche chi è sano e in forma. Scopri se sei a rischio e come puoi prevenirlo.

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L’occlusione cronica totale è l'attacco di cuore più mortale di tutti. Qualsiasi attacco cardiaco può essere fatale, quindi l’occlusione cronica totale da questo punto di vista non è atipica. Quello che la rende unica nel suo genere (e temuta) è la posizione: l’arteria discendente anteriore sinistra. Questa arteria fornisce sangue e ossigeno alla parte anteriore del cuore, un’area molto più ampia di quella servita dalle altre arterie coronarie. Un trombo in questa coronaria riduce l’afflusso di sangue al cuore del 40%. Nessun altro blocco in nessun’altra arteria influisce su un’area così vasta. È l’attacco di cuore più grande e con il maggior rischio di complicazioni, tra le quali battito irregolare, blocco cardiaco e anche, per quanto meno frequente, la morte improvvisa.

Per improvvisa si intendono pochi minuti se intervengono complicazioni come l’aritmia o ore nei casi un po’ meno gravi. La finestra nella quale i medici possono intervenire per bloccare l’attacco di cuore e salvare il paziente è varia, per quanto non sia così semplice intervenire per tempo: un terzo delle morti improvvise per attacco di cuore in USA è provocato dall’occlusione cronica totale.

Oltre a essere letale questo attacco di cuore ha sintomi che spesso passano inosservati. La metà degli uomini che ne soffrono, e ne muoiono, non aveva sintomi prima dell’attacco vero e proprio. Molti erano in salute e in forma, perlomeno all’apparenza. Tra i 30 e i 60 anni gli uomini hanno quattro volte più probabilità delle donne di morire per un attacco di cuore che coinvolge le coronarie (le ricerche sostengono che l’estrogeno offra una protezione per il cuore, che si perde dopo la menopausa). Questo spiega perché le malattie cardiache uccidono più uomini in USA (un terzo del totale) di qualsiasi altra malattia.

C’è una consolazione: un’arteria ostruita si può liberare abbastanza velocemente con la tecnologia moderna. Nella maggior parte delle città il centro di cateterizzazione cardiaca più vicino è a meno di mezz’ora di strada (e chiamando l’ambulanza i paramedici possono mantenere il cuore in “vita“ fino all’arrivo all’ospedale dove verrà liberata l’arteria). All’ospedale o al centro di cateterizzazione il chirurgo effettua un’operazione chiamata angioplastica che consiste nell’infilare un tubo sottile (il catetere) nella coronaria bloccata ed espanderla soffiando come se si trattasse di un palloncino. Molti pazienti sottoposti ad angioplastica hanno uno stent fisso che aiuta a mantenere aperta la vena o arteria bloccata. È come una strada che è stata chiusa. Quando la riaprono il traffico ricomincia a scorrere e così fa il sangue. Il corpo si rilassa. Le probabilità di sopravvivere a questo attacco cardiaco dipendono dalla sua gravità, dalle complicazioni e anche dalla fortuna. Se vai al pronto soccorso entro le prime due ore le chance di sopravvivenza sono del 96%, grazie all’intervento dei medici. Purtroppo però per quanto il trattamento sia avanzato non è sufficiente a prevenire questi attacchi: ogni anno negli USA circa 421 mila uomini muoiono di occlusione cronica totale.

Quello che puoi fare per prevenirla è valutare quanto sei a rischio e attivarti per proteggerti. Ecco un programma in sette punti per proteggerti e impedire che l’occlusione cronica totale metta la parole fine alla tua vita.

L’attacco di cuore è provocato da un blocco nelle arterie dovuto all’aterosclerosi, il processo per cui i depositi di grasso aderiscono alle pareti dei vasi sanguigni. Ma avere del grasso nelle arterie o nelle vene non significa che sei a rischio infarto o che questo infarto sarà fatale. Il cuore può sopportare un blocco del 40-50% del flusso. Per iniziare a sentire dolore al petto serve una semiocclusione di almeno il 70%. Tuttavia i blocchi dal 40 al 90 per cento possono mettere a rischio la vita. Alla base della maggior parte degli attacchi di cuore c’è un problema simile a quello che si ha quando si schiaccia un brufolo. Le placche spesso formano un deposito morbido e non stabile invece che una specie di zoccolo duro (circa il 25% degli attacchi cardiaci è frutto di un accumulo di grasso lento e graduale, che tende a produrre una placca calcificata). La pellicola che racchiude il grasso si rompe e il materiale si riversa nel sangue. Il corpo interpreta questa inondazione di grasso nel sangue come una ferita e rilascia le sostanze che fanno coagulare il sangue e le piastrine per sigillare la “ferita”. Si può formare un trombo nel giro di pochi minuti.

All’improvviso un blocco che prima ostruiva il 40 o 50% del flusso diventa quasi totale. Le cellule contenute in entrambi i tipi di placca (morbida e dura) hanno proprietà infiammatorie (ovvero attraggono l’attenzione del sistema immunitario) ma questo è vero in particolare per la placca morbida. I fattori di rischio come il fumo, una dieta ricca di cibi processati, il peso eccessivo e il colesterolo alto rendono queste cellule più aggressive e più predisposte alla rottura. Ed è qui che si può intervenire giocando d’anticipo: agendo su queste aggravanti si può ridurre il rischio di formazione della placca nei vasi sanguigni e si può stabilizzare quella già esistente.

CHE COSA C’È DI NUOVO

Secondo le ricerche non tutte le placche morbide rompendosi provocano un attacco di cuore. Quindi che cosa distingue i killer potenziali dagli altri? Gli scienziati stanno cercando di distinguere i due tipi di placca (quelli che scatenano l’attacco da quelli meno rischiosi) analizzando fattori come la struttura, lo sviluppo e la biologia della placca (persino la sua temperatura e acidità) usando tecnologie avanzate come l’ecografia intravascolare e la tomografia ottica a coerenza di fase. Finora non sono giunti a nessuna conclusione definitiva ma con i progressi del computer modelling i ricercatori sperano di restringere il campo.

Scrivi su Google ASCVD e clicca sul Risk Estimator Plus dell’American College of Cardiology. Inserisci i dati relativi alla tua età, al tuo livello di colesterolo (HDL e LDL) e alla pressione sanguigna e rispondi alle varie domande. Il sistema calcolerà una percentuale che corrisponde al rischio stimato di sviluppare l’aterosclerosi nei prossimi 10 anni. Se ottieni un risultato uguale o superiore al 7,5% parlane con il medico.

CHE COSA C’È DI NUOVO

Secondo un’indagine dei Centers for Disease Control and Prevention, circa un terzo degli adulti maschi non ha controllato i lipidi negli ultimi cinque anni. Per calcolare correttamente il rischio che corri ti servono tutti i dati, ecco perché è fondamentale fare un esame del sangue ogni 4-5 anni dai 35 anni in su.

La quantificazione del calcio coronarico è un esame non invasivo che consiste nel “guardare” all’interno delle arterie coronarie in cerca di eventuali placche. È il modo migliore per capire quanto alto è il rischio che corri. Questo esame evidenzia solo le placche più dure, vecchie e stabili quindi non prevede necessariamente un imminente attacco di cuore. Se però hai molto calcio in circolo probabilmente hai anche placche morbide. Quindi una valutazione di questo genere, per quanto parziale, può aiutare il medico a stabilire i rischi eventuali e a impostare un trattamento. Molti medici prescrivono un esame per valutare la proteina c-reattiva ad alta sensibilità (PCR o hs-CRP), un indicatore della presenza di infiammazioni: se è presente ad alti livelli il rischio di infarto e di attacco di cuore aumenta.

CHE COSA C’È DI NUOVO

Molti pazienti sottoposti ad esami invasivi (angiogramma coronarico, cateterizzazione) non ne avrebbero bisogno perché non è stata trovata nessuna ostruzione importante nelle arterie. Una nuova tecnologia chiamata HeartFlow elimina questi azzardi e aiuta anche a ridurre il costo della sanità con interventi inutili. Usando i dati raccolti dalla tomografia computerizzata non invasiva HeartFlow crea un modello in 3D delle arterie coronarie e calcola quanto ogni eventuale blocco ostruisce il flusso sanguigno. Questo permette ai cardiologi di valutare accuratamente a quali pazienti serve la cateterizzazione e per quali sono meglio altri trattamenti.

Il calcolo del rischio non è a prova di bomba. Uno studio recente pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology ha scoperto che metà delle persone senza fattori di rischio cardiovascolare soffrono di uno stadio iniziale di aterosclerosi. Ci sono molte cose che non sappiamo della genetica delle malattie cardiache quindi è importante tenere in considerazione anche la storia familiare. Se qualche parente prossimo ha avuto un attacco di cuore, ha avuto bisogno di uno stent o gli è stata diagnosticata l’aterosclerosi prima dei 55 anni per gli uomini e 65 anni per le donne parlane con il tuo medico.

CHE COSA C’È DI NUOVO

Con una storia familiare di attacchi di cuore il rischio raddoppia. Il medico deve saperlo in modo da poter valutare che trattamenti prescriverti per ridurre i rischi, per esempio le statine. Chi è mediamente a rischio e non è sotto cura ma inizia a prendere le statine dopo aver valutato il rischio familiare riduce il colesterolo cattivo nel giro di sei mesi, lo ha dimostrato uno studio della Mayo Clinic.

Ogni anno arriva una nuova ondata di diete fasulle. La cosa peggiore che puoi fare per il tuo cuore e la tua salute in generale è provarne una dopo l’altra. Risparmiati lo sforzo e la frustrazione. Le diete non funzionano perché non sono sostenibili a lungo termine. Ricorda che un’analisi di tre studi principali sulla popolazione ha collegato i cibi sani e di alta qualità a un minor rischio di malattie arterio-coronariche rispetto a un’alimentazione ricca di cibi di scarsa qualità e poco sani e tutto questo indipendentemente da altri fattori di rischio come la sedentarietà, il sovrappeso e il fumo. Quindi non serve contare le calorie o privarsi dei carboidrati se consumi principalmente frutta e verdura, frutta secca, cereali, legumi e yogurt e assumi pochi cibi come la carne rossa e processata, le farine raffinate, i dolciumi, il burro e i fritti.

CHE COSA C’È DI NUOVO

Il programma di alimentazione chiamato DASH, che si basa sui cibi sani elencati qui sopra è più efficace ad abbassare la pressione sanguigna rispetto a qualsiasi farmaco.

Ci sono uomini che sollevano pesi notevoli ma hanno la pancetta. Loro pensano di essere in forma perché sono forti ma non lo sono. Quello che serve è essere aerobicamente in forma. L’ideale è trovare un equilibrio tra l’allenamento di forza e il cardio ma l’allenamento di resistenza di solito non velocizza il battito per periodi prolungati come fa il cardio. L’ideale è fare 150 minuti di esercizio cardio ad intensità moderata alla settimana (o 75 minuti ad alta intensità). Chi fa anche la metà di questo esercizio minimo (circa 15 minuti di attività moderata al giorno) riduce il rischio di mortalità prematura e aggiunge in media tre anni alla sua aspettativa di vita rispetto alle persone inattive, lo dice uno studio taiwanese.

CHE COSA C’È DI NUOVO

Le ricerche hanno dimostrato i benefici dell’HIIT nel proteggere il cuore. Un recente studio australiano ha confermato che, rispetto a un esercizio continuo ma moderato, l’HIIT è un modo sicuro ed efficace di migliorare la propria forma cardiorespiratoria e questo anche tra chi soffre di malattie alle coronarie. Dopo il riscaldamento prova a correre velocemente o ad andare i bici per 4 minuti, seguiti da 3 minuti a passo rilassato. Il tutto per 4 serie, tre giorni alla settimana. I ricercatori hanno notato grandi miglioramenti nei partecipanti allo studio che si sono allenati in questo modo per 7-12 settimane.

Il tuo medico potrebbe prescriverti le statine se il rischio è serio, anche se non ti hanno diagnosticato una malattia cardiaca. Le statine riducono i rischi del 25-33 per cento anche limitando il deposito di placche non stabili, inoltre riducono l’infiammazione.

CHE COSA C’È DI NUOVO

Se le statine si rivelano inefficaci o non riesci a tollerarle per via dei loro effetti collaterali puoi provare, sotto controllo medico, gli inibitori PCSK9, capaci di ridurre il colesterolo LDL e anche il rischio di attacchi di cuore. Questi farmaci, che si assumono tramite una iniezione ogni 2 o 4 settimane, spesso vengono prescritti in aggiunta alle statine ma possono anche essere usati da soli. Il medico potrebbe prescriverti, in aggiunta, 81 mg di aspirina al giorno se il tuo rischio di infarto è medio alto o se le placche sono sostanziali.

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