a cura della Redazione - 03 dicembre 2019

Casco e calvizie: come proteggere la tua chioma

L’uso del casco fa soffrire il cuoio capelluto. Come possiamo contenerlo? Ci sono stagioni e materiali più dannosi di altri? Abbiamo consultato uno specialista, eccovi qualche punto fermo, dei consigli per tenere la testa a posto...

Photo by Anh Trần on Unsplash

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Non è mai stato dimostrato il legame di causa-effetto fra uso prolungato del casco e caduta dei capelli. È, però, certo che, in caso di patologie preesistenti, come dermatiti o psoriasi, l’uso del casco peggiori la condizione e provochi microtraumatismo ripetuto (per lo sfregamento): può portare a sofferenza dei microvasi del bulbo che, in questo caso, irrorano meno il cuoio capelluto (soprattutto se il casco viene indossato male, è troppo stretto o di taglia inadeguata). La scarsa irrorazione, in persone che hanno già una predisposizione genetica alla caduta dei capelli, può avere un effetto negativo in concomitanza con altri fattori accessori. D'altra parte va considerato il fatto che il casco può rappresentare una protezione nei confronti degli inquinanti o dell’eccessivo calore del sole nel periodo estivo.

La stagione estiva può provocare una maggiore sudorazione del cuoio capelluto e quindi far soffrire la nostra chioma: il microclima caldo indebolisce e rende più fragili i nostri capelli. AGV è l'unica, per ora, ad aver brevettato gli interni del casco "reversibili", che consentono di scegliere una temperatura più calda o fresca semplicemente girandoli. La tendenza del mercato, se consideriamo i prodotti premium, è comunque quella di impiegare tessuti biocompatibili, traspiranti, ad asciugatura rapida (Clima Comfort, Dry Comfort, Dry Cool, ecc.) che, combinati a sistemi di ventilazione evoluti (con canalizzazione dell'aria nelle calotte in EPS), sono in grado di garantire una buona ossigenazione del capello.

I materiali utilizzati per gli interni dei caschi sono determinanti per la salute del nostro cuoio capelluto. I tessuti più “amici del capello” sono quelli naturali, come il cotone e la seta. È consigliato l’utilizzo di sottocaschi fatti con queste fibre (il cotone, in particolare, si addice alla stagione estiva; la seta è "all season") che lasciano respirare pelle e capelli: diverse aziende li hanno in catalogo, solitamente nella loro linea underwear (Tucano Urbano propone anche il vimini, utilizzato in un accessorio da inserire tra la testa e l'imbottitura del casco).

In realtà, oggi, gli interni dei caschi sono perlopiù realizzati in tessuti sintetici, come la microfibra, che si sono evoluti negli anni. Vengono sottoposti a trattamenti che li rendono anallergici e antibatterici, sono abbinati a spugne ad alta traspirabilità e hanno degli indubbi pregi: sono più sottili di 3 volte rispetto a un tessuto in cotone, sono più leggeri della seta; hanno un livello di traspirabilità superiore al filato sintetico elastico; durante i test di tenuta del colore reagiscono molto bene. Lo stesso discorso vale per i sottocaschi che utilizzano tessuti sintetici (anche invernali, come la classica balaclava): impiegano fibre tecnologicamente avanzate, antibatteriche, ipoallergeniche, antiodore, offrono ottima traspirazione e, in alcuni casi, sono 100% riciclabili.

Le imbottiture andrebbero lavate spesso (almeno una volta al mese), meglio se a mano e con ciclo ad acqua fredda, comunque dipende dal numero di giorni in cui il casco viene usato. Nel caso in cui gli interni non fossero removibili, esistono degli spray detergenti con effetto antibatterico e antiodore. È sempre preferibile non usare gel e lacche prima di indossare il casco, possono provocare il deterioramento della calotta interna e compongono un mix col sudore che fa soffrire il capello. Infine, utilizzando i caschi condivisi nei servizi di scooter sharing è importante indossare le cuffie monouso per evitare l’eventuale trasmissione di pediculosi o di altre piccole infezioni cutanee.

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