di Nicoletta Tozzi - 12 November 2022

5 buoni motivi per essere gentili: fa bene agli altri e anche a te

Con i colleghi del lavoro, con i tuoi avversari sportivi e persino con le persone che non conosci. Scoprirai che essere gentili non è poi così difficile e se non vuoi farlo per gli altri, fallo almeno per la tua salute

LA GENTILEZZA FA BENE A TUTTI ED È CONTAGIOSA

Pensa alla gentilezza, quali immagini ti vengono in mente? Io vedo il barista, che al mattino, quando ancora non sono cosciente di essere uscita dal letto, mi accoglie con un sorriso e mi offre un buongiorno che mi dà la spinta per affrontare la giornata; oppure penso all’informatico di un’azienda cliente, che quando lo contatti ti accoglie sempre con cortesia e disponibilità infinita, nonostante la chiamata sia sempre, per lui, foriera di problemi da risolvere; ma assaporo ancora di più la cordialità con la quale mi interroga rispetto ai disastri informatici che ho causato.

L’empatia, infatti è un elemento chiave della gentilezza; può essere definita come quella capacità che ci permette di entrare in sintonia con le emozioni e i sentimenti dell’altro e, insieme all’assertività - che ci aiuta a essere in grado di esprimere le nostre idee e opinioni, senza aggressività - rappresenta una delle capacità fondamentali per creare relazioni positive.

I gesti di gentilezza citati sopra, sono in apparenza piccole cose, delle quali gustiamo il valore, solo se ci prendiamo il tempo di “fermarci” a percepire il piacere che la connessione con l’altro ci regala. Può capitare allora che quando arriviamo in una città per lavoro, scegliamo, ristoranti, bar, hotel proprio in virtù della gentilezza che le persone ci hanno dispensato.

Non sono solo piacevoli per chi li riceve facendoci sentire in qualche modo “speciali“, ma sono in grado di ispirarci ad altri gesti di gentilezza nei confronti degli altri. Dai colleghi di lavoro ai familiari, dagli amici agli sconosciuti che incrociamo ogni giorno sul nostro cammino. Questo ci fa stare bene ed è più semplice di quanto si possa pensare.

Praticare gesti di gentilezza rende felici perché rilascia nel nostro corpo ormoni come la serotonina e la dopamina

COME SI PRATICA LA GENTILEZZA?

“Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso”: questa la frase ormai diventata cult che la giornalista americana Anne Herbert ha scritto su una tovaglietta di carta in una tavola calda di Sausalito, in California e apparsa nel 1982 su uno spazio pubblicitario a Oneglia (IM). Una frase pacifista che da anni si sta diffondendo in tutto il mondo anche grazie all’uso dei social network. Una sorta di catena che punta a promuovere semplici atti di gentilezza e bellezza verso il prossimo, anche sconosciuto.

Possiamo praticare la gentilezza facendo passare avanti qualcuno in una fila al supermercato, prendendoci il lusso di non avere fretta e di aiutare chi invece ce l’ha. Regalando qualcosa a uno sconosciuto, ci sono mille modi per farlo: a Napoli la pratica del caffè sospeso da omaggiare a un avventore sconosciuto del bar è un mirabile esempio del regalo a chi non conosciamo; possiamo donare il sangue, o semplicemente un sorriso alle persone che incrociamo per strada. Regalare a chi non conosciamo rende più felici noi, oltre che gli altri. Anche fare complimenti è un atto di gentilezza efficace nel far stare bene noi e gli altri.

  • Quando notiamo delle cose che ci piacciono, diciamolo: i complimenti (autentici) non sono mai troppi. «Come hai gestito bene quel cliente», «Che bella giacca», oppure ringraziamo lo staff del ristorante per il servizio ricevuto. Nulla è scontato.

  • Aiutare gli altri, anche nelle piccole cose: tenere aperta una porta a chi deve entrare dopo di noi, aiutare una madre a spingere il passeggino in un momento di difficoltà. Dare una mano in queste occasioni ci fa sentire persone migliori. Aiutare, in effetti, ci fa essere persone migliori.

  • Ringraziare. Sempre a proposito di “cose che diamo per scontate”, spesso non ringraziamo adeguatamente le persone che apportano valore nella nostra vita. A tal proposito mi raccontava di recente una cliente: “Ho iniziato da qualche tempo a non essere timida nell’usare parole di gratitudine anche in modo retroattivo: verso mio padre per la forza che mi ha dato con la sua fiducia e verso il mio primo capo che mi ha fatto crescere professionalmente. Dirglielo, anche dopo anni, mi ha fatto stare bene”.

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