di Corrado Montrasi - 25 September 2019

Divorce party: è moda!

La Festa di Divorzio è stata sdoganata anche in Italia, entrando - per il momento a passi felpati - a far parte di un'abitudine finora solo tipicamente anglosassone.

Un nuovo business?

“E’ qui la festa?” come diceva una nota canzone di Jovanotti, anche se in questo caso si tratta di una festa particolare: “Divorce party” o Festa di divorzio. Se per i più tradizionali (e religiosi) può sembrare un’assurdità, oltreoceano è diventata una prassi, tanto da generare un indotto: è nata la figura del “Divorce Party planner”.

Citando il bestseller di Christine Gallagher “Come organizzare una festa di divorzio”, il concetto di festa assume queste caratteristiche: “Una festa di divorzio è un modo per marcare la fine del dolore e della sofferenza derivante dal divorzio. È un’opportunità per sfogarsi, piangere, ridere, urlare, fare quello che ti senti di fare. Gli amici possono organizzare delle feste di divorzio per i loro cari per dimostrare che sono supportati, amati e non sono soli. Le feste di divorzio possono essere un modo per permettere al divorziato di ringraziare tutte le persone che gli sono state accanto durante l’inferno della separazione”.

In Italia

E da noi? Prima di tutto i numeri (divorzi annuali) cominciano a essere importanti: nel 2015 , con l’avvento della legge sui divorzi brevi, abbiamo avuto il “picco” di 82.469 casi, e negli anni a seguire il numero si è “stabilizzato” sopra i 50.000 annui. Forse per un retaggio culturale, il divorzio in Italia è vissuto come una grande sconfitta e non si ha voglia di festeggiare. Però nelle grandi città, in primis Milano e Roma, qualcosa si muove e la richiesta, così dicono i wedding planner metropolitani, è aumentata. Finora i Divorce Party sono per lo più in versione “soft”, con gruppi estemporanei creati su What’s Up che si riuniscono per la festa e poi… divorziano!

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