di Rosario Palazzolo - 08 marzo 2019

Adidas Ultraboost 19: fuori dalla gabbia

Dopo quattro anni dal lancio del modello, adidas rivisita totalmente il suo modello Ultraboost, la scarpe da running più ammortizzata e confortevole del marchio, che ha da sempre strizzato l'occhio al mondo della moda.
1/12 Dal 21 febbraio è in vendita la collezione delle nuove Ultra Boost 19

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Se dovessimo tracciare una classifica delle scarpe sportive che più di tutte si sono prestate ad essere reinterpretate dalla fantasia di designer e artisti di tutto il mondo, quasi certamente l’Ultraboost di adidas sarebbe al primo posto. Tanto che il marchio delle “tre strisce”, ha coniato un inedito concetto di “open source” consentendo al mondo degli artisti e degli esperti di sneakers di trasformare e reinterpretare nel modo più ampio questa scarpa divenuta la più artistica al mondo. Eppure, sotto “il vestito” di Ultraboost ci sono sempre stati un cuore e un motore davvero sportivi. Non a caso il nome Ultraboost nasce dall’esigenza di adidas di reinterpretare la sua tecnologia Boost (la schiuma altamente rimbalzante di cui è composta l’intersuola) in una chiave più indicata per le lunghe distanze. Dove Ultra è sempre stato per “ultra ammortizzazione”, “ultra distanza”, “ultra comfort”.

Forse a impedirle di esplodere in quel settore erano alcuni dettagli, come la presenza di fiancate troppo rigide ingombranti, i cosiddetti “cage” in plastica, o una tomaia a volte poco avvolgente. Ed è per questo che i tecnici di adidas si sono messi al lavoro per creare un modello che è stato di fatto ricostruito da zero. Nonostante all’apparenza la Ultraboost 19 è piuttosto simile alla precedente, tecnici e designer l’hanno rifatta da zero per migliorare la vestibilità, le prestazioni e anche la tenuta della suola. Una curiosità, sebbene Ultraboost sia stata reinventata in centinaia di diverse interpretazioni, ad oggi l’unico aggiornamento al modello originale del 2015 è quello lanciato pochi giorni fa.
Per raggiungere i suoi obiettivi di migliorare vestibilità e prestazioni, adidas ha utilizzato soltanto 17 parti per questa nuova scarpa (si pensi che per una scarpa tradizionale si arriva a cucire e incollare insieme fino a 35 parti e che la precedente versione ne contava 25). Ciò che balza subito all’occhio a noi runner è che è letteralmente scomparso il “cage”, quella gabbia di plastica che serviva a bloccare la parte centrale del piede avvolgendo le due fiancate. Un dettaglio rigido che a molti runner ha provocato qualche problema sulle lunghe distanze. Ultraboost 19 ha previsto una sorta di gabbia intorno al mesopiede, ma questa volta è realizzata con una maglia più densa e robusta, più flessibile e leggera rispetto al passato e capace di muoversi meglio con il piede durante la corsa.

Il DNA della scarpa è lo stesso di sempre: UltraBoost 19 è l’espressione più morbida e ammortizzata della linea Boost. La sensazione sotto i piedi è estremamente "cuscinosa", e anche la rullata appare più rotonda e armonica rispetto all’originale, segno che la calzatura è complessivamente meno rigida rispetto al passato. Adidas conferma di aver aggiornato la sua piattaforma Boost dell’interusola, riuscendo ad aumentare del 20% la consistenza della schiuma realizzata in granuli di TPU. Ciò è stato fatto grazie a un nuovo sistema di lavorazione che non ha influito sul peso.
Ci sono almeno un paio di novità in questa intersuola che meritano di essere raccontate: a cominciare dalla forma dell’area posteriore dove il materiale Boost circonda il tallone imprigionandolo in una culla per garantire una maggiore stabilità della calzata. Inoltre, nella mescola è stato immerso lo stesso Torsion System che era stato creato per la SolarBoost. Un dispositivo in plastica molto elastico che contribuisce a ridurre la torsione del mesopiede, ma che influisce anche sulla fase di spinta fornendo una maggiore reattività alla scarpa. La tomaia è tuttora in Primeknit, la maglia sintetica di adidas, tuttavia rispetto al passato (quando la tomaia era incollata all’intersuola in modo tradizionale) è stato realizzato un vero e proprio calzino (il cui fondo è incollato sull’intersuola) nel quale si inserisce il piede al momento della calzata. I fili rossi che si notano nella versione Laser Red (la prima lanciata lo scorso dicembre) pur apparendo un segno di design bizzarro, hanno in realtà una precisa funzione tecnica: sono progettati per allungarsi, ma solo fino a un certo punto. Quando si è in curva o su terreni più tecnici tengono il piede al suo posto, ma in condizioni normali rendono la calzata meno oppressiva. Per finire (e questo lo apprezzeranno i runner) la tomaia anteriore è meno elastica rispetto al passato. Se c’è un difetto che si imputava alla vecchia Ultraboost era quello di diventare scivolosa su alcuni particolari terreni, bagnati e lisci. Il nuovo disegno della suola Continental sembra risolvere questi problemi. La gomma più abrasiva e il disegno a forma di diamante forniscono più tenuta su superfici scivolose e strade sterrate. Adidas ha scelto un lancio molto allungato nel tempo per le sue quattro versioni di questa scarpa.

La Laser Red è stata ufficialmente lanciata il 15 dicembre, ma si tratta di una limited edition disponibile sul sito ufficiale o in pochi store. Dal 21 febbraio la collezione, che comprende 4 differenti modelli, è al completo. Il prezzo è da scarpa premium: 179,95 euro.
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