Certezze da sfatare e dubbi da chiarire per fare chiarezza su affidabilità e rischi della profilassi contro il virus A(H1N1)
Falso. Il vaccino per l’influenza pandemica non protegge nei confronti di quella stagionale, in quanto i due virus presentano tra di loro differenze dal punto di vista antigenico (cioè del modo in cui stimolano le difese immunitarie). Alcune categorie di persone (in primo luogo gli operatori sanitari e chi è a maggior rischio di complicazioni dovute all’influenza stagionale, per via dell’età o di malattie croniche di cuore e polmoni) dovrebbero dunque sottoporsi a entrambe le vaccinazioni.
Vero. I vaccini per uso umano, inclusi quelli contro l’influenza, sono molto sicuri. Prima di ottenere l’autorizzazione per poter essere messi in commercio, vengono sottoposti a tutta una serie di controlli ("trial clinici") per la verifica degli standard previsti dalle autorità internazionali (OMS/Organizzazione Mondiale della Sanità ed EMEA/Agenzia Europea dei Medicinali) e nazionali. In Italia, ogni lotto di vaccino viene sottoposto a controllo da parte dell’Istituto Superiore di Sanità.
Falso. “I vaccini antinfluenzali sono a base di virus uccisi o di subunità (contengono cioè solo gli antigeni di superficie purificati del virus influenzale) e quindi non comportano, in nessuna fase della gravidanza, rischi legati alla possibilità che il feto venga infettato”, spiega il dottor David Katz, direttore del Yale University Prevention Research Center (Centro di ricerca per la prevenzione dell’Università di Yale, Usa). Il nostro Ministero della Salute consiglia la vaccinazione antinfluenzale alle donne che si trovano nel secondo e terzo trimestre di gravidanza e a quelle che hanno partorito da meno di 6 mesi. Nel primo trimestre, invece, in assenza di particolari condizioni che rendono necessario il trattamento, spetta al medico curante valutare l’opportunità o meno di fare il vaccino.
Vero/Falso. Il vaccino antinfluenzale pandemico, così come quello stagionale, non contiene virus viventi: quindi è sicuro anche per i soggetti con difese immunitarie ridotte (a causa ad esempio di qualche malattia o di terapie a base di farmaci immunosoppressori, vale a dire capaci di inibire la risposta del sistema immunitario). Nel caso delle malattie autoimmuni, che sono molteplici e diverse tra loro per origine e decorso, non esistono invece dati specifici relativi alla tollerabilità dei vaccini pandemici: ciò non rende dunque consigliabile la vaccinazione, a meno che non la ritenga opportuna lo specialista che segue il paziente.