Alla ricerca del capello perduto

29 agosto 2017
Alla ricerca del capello perduto
Stai perdendo i capelli? Non sei il solo. In Italia il problema è molto diffuso, anche tra i più giovani. Leggi i risultati della ricerca, scopri le possibili cause e impara come tenerti stretti i tuoi capelli.

Più della metà degli uomini comincia a perdere i capelli superata la boa dei 50 anni. Ma il fenomeno si sta diffondendo sempre più anche tra i giovani, che iniziano a ritrovarsi una bella piazza in testa anche già prima dei 25 anni. Quali sono le soluzioni? Scopriamolo insieme.

Il caso italiano

Per scoprire quanto è diffuso il problema della perdita dei capelli, Doxa Duepuntozero ha condotto una ricerca, promossa dal gruppo biomedico HairClinic, per realizzare un’interessante fotografia del fenomeno della calvizie in Italia.

Perdita dei capelli: il problema

La perdita di capelli colpisce un gran numero di persone. Quasi 2/3 degli italiani; anche nei giovani under 25 anni, 1 su 3 dichiara di soffrirne. Purtroppo questo non è solo un problema fisico/estetico ma anche un problema fortemente emotivo: la perdita infatti ha un grosso impatto sulla vita delle persone. Quasi 1 su 3 degli uomini intervistati è stato preso in giro, 1 su 5 ha vissuto un momento di imbarazzo e 1 su 10 dichiara addirittura di non essere stato selezionato per un lavoro a causa della mancata chioma.

Perdita dei capelli: le cause

Quali sono le cause della perdita dei capelli?

  • Fattori genetici
  • Invecchiamento
  • Stress
  • Traumi
  • Medicinali

Perdita dei capelli: i risultati della ricerca

La ricerca ha evidenziato quanto i capelli siano un argomento che vede gli italiani dividersi in due grandi schieramenti. Infatti circa 1 su 2 si dichiara insoddisfatto della propria attuale chioma. E addirittura 7 uomini su 10 si dichiarano invidiosi della chioma altrui, e questo indipendentemente dalla quantità di capelli che uno ha in testa.

Perdita dei capelli: le soluzioni

Ma a chi rivolgersi per ottenere maggiori informazioni e/o una risoluzione al problema? Per prima cosa devi rivolgerti a uno specialista, che potrà fornirti indicazioni precise riguardo al tuo cuoio capelluto. Un consiglio seguito da pochi uomini, solo il 27% degli intervistati ha infatti dichiarato di essersi rivolto a un medico. Mentre risulta alta la percentuale di persone che si dedicano all’auto informazione su internet. Un errore molto comune e diffuso che nella maggior parte dei casi non porta a una soluzione del problema.

Le possibili soluzioni
Shampoo al ketoconazolo
. Al posto dello shampoo tradizionale usane uno con l’1% di ketoconazolo. Dove trovarlo? Lo trovi in farmacia senza bisogno di ricetta, oppure puoi chiedere al tuo medico di prescrivertene uno con il doppio di questa percentuale.
Perché funziona. Lo shampo al ketoconazolo, pur essendo venduto come shampoo antiforfora, è un ottimo alleato contro la perdita dei capelli: molte ricerche dimostrano che è un antiandrogeno, ovvero un gruppo di composti che blocca la conversione di testosterone in diidrotestosterone (ormone che restringe i follicoli e causa la perdita dei capelli). Inoltre il ketoconazolo applicato localmente, come se fosse uno shampoo, non provoca gli stessi effetti collaterali (e tra questi anche la disfunzione erettile) di quando viene ingerito.

​Vitamina D. Secondo uno studio pubblicato sul British Journal of Dermatology chi soffre di alopecia areata, una malattia autoimmune che provoca la perdita dei capelli, ha il triplo delle probabilità di avere carenza di vitamina D di chi invece ha una capigliatura folta e sana.
Che cosa fare in questi casi. La vitamina D infatti aiuta a riattivare la fase di crescita dei capelli. L’ideale sono 50 mcg di vitamina D3 al giorno, soprattutto in inverno quando non c’è abbastanza luce solare per aiutare l’organismo a svilupparla in maniera indipendente. Attenzione: non provare a prendere il sole sulla testa per incentivare la produzione di vitamina D in quel punto. Il cuoio capelluto è una delle aree a rischio cancro della pelle e il sole non farebbe che aumentare il rischio di svilupparlo.

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