2016-01-29 14:00:00

PAURA DEL FLIRT 1/2

C’è un momento in cui un uomo sposato si trova a dover decidere
PAURA DEL FLIRT 1/2

Paura del flirt 1/2

PAURA DEL FLIRT 1/2
C’è un momento in cui un uomo sposato si trova a dover decidere: è più importante la donna con cui hai condiviso anni e ricordi o la nuova fiamma che ti fa sentire giovane e con cui flirti, innocentemente, da mesi?
Se anche tu stai cercando una risposta a questa domanda, Bob ha una storia esemplare da raccontarti!

Mio figlio è via, al college, così una domenica pomeriggio entro nella sua stanza e mi stendo sul suo letto, tra il poster di una rockstar e quello di un’auto, a guardare il baseball. A metà partita mia moglie entra e mi dice che stava controllando la nostra casella di posta elettronica per vedere se nostro figlio ci ha scritto e ha trovato una mail di Erin.
“Avrei voluto non leggerla”, mi confessa. “Ma perlomeno adesso lo so.”
“Sai che cosa?”, le chiedo.
“Vai a leggerla e capirai”, è la sua laconica risposta. Io non mi muovo: la squadra per cui tifo sta vincendo e poi non ha senso precipitarmi a leggere la mail a cui fa riferimento mia moglie.
Erin è un’amica, soltanto un’amica. Che cosa potrebbe aver mai detto di così strano nella sua mail?
Io e mia moglie in questi mesi siamo da soli, i nostri due figli sono entrambi al college. Io ho lasciato il mio lavoro da dipendente e mi sono messo in proprio, il che significa che lavoro
spesso da casa. Tutto sembra diverso e nuovo. Karen, mia moglie, è un po’ che insinua che io ed Erin ci piacciamo un po’ troppo. Erin è un’irlandese nata e cresciuta in USA, ha vissuto vent’anni in Irlanda e adesso è tornata. Ci siamo incontrati tramite un amico comune. Di solito ci vediamo alle cene con gli amici e non facciamo altro che parlare, eppure
a detta di mia moglie ci comportiamo come se fossimo innamorati: di sicuro siamo in sintonia perfetta.


UN SOGNO NORMALISSIMO
“Ho sognato che eravamo in autostrada con una BMW bianca nuova di pacca. Io guidavo, dovevo andare a 130 km/h per stare dietro agli altri e… questo sogno
può voler dire solo una cosa: scriveremo il nostro libro e ci saranno intoppi, rallentamenti e curve sulla nostra strada ma alla fine faremo miliardi di dollari e guideremo auto velocissime.”
Ecco, questo è il testo della mail di Erin.
Un sogno normalissimo. A una festa da lei la sera prima abbiamo fantasticato, scherzando, sullo scrivere un libro insieme. Torno in camera di mio figlio a finire di vedere la partita ma prima infilo la testa in camera nostra. Karen sta leggendo un libro. “Non mi sembra niente di strano. È un sogno. Chi se ne importa?”, dico. Mia moglie mugugna un “se lo dici tu” ma è chiaro che non è d’accordo.
Torno a vedere il baseball. I sogni sono come gli psicanalisti. Vanno a fondo e scoprono tutto, oppure niente.
Quando l’ho incontrata la prima volta, a casa del mio amico, io ed Erin siamo rimasti per qualche minuto da soli in salotto mentre tutti gli altri erano andati in giardino per la grigliata, e abbiamo parlato di lavoro. Era ormai il crepuscolo, non c’erano luci nella stanza. Non ricordo che cosa ho detto. Ricordo però che lei si è fermata, impietrita, come se ci fosse
qualcosa da fare o da non fare. Erin è una donna magra e spigolosa, con i capelli a cespuglio e il viso scarno, ha un’aria poco femminile, da ragazzino undicenne.
Ha gli occhiali e non si trucca mai. Ha pubblicato 4 libri. Quella sera abbiamo parlato di che cosa facciamo nella vita per guadagnarci il pane. Quando lei si è come bloccata anche io sono rimasto fermo.

TU CHE COSA STAI CERCANDO?
Di sera io e mia moglie ci mettiamo a leggere in salotto, ognuno su un divano.
“Il problema è che lo fai davanti a me”, mi ha detto.
“Faccio che cosa? Io non faccio niente.”
Sono passati un paio di giorni da quella mail del sogno. Karen non risponde, sorride sarcastica e continua a leggere.
“Non facciamo niente, parliamo”, rispondo.
“Voi due vi comportate come se foste soli al mondo”, mi spiega, con voce stanca, guardandomi da sopra gli occhiali, con quel modo di fare che solo psicologi e terapisti come lei hanno.
“Come sta Erin?”
“Non lo so.”
“Ma come? Non vi dite tutto, voi piccioncini?”
“È un po’ in ansia. Sta cercando un lavoro.”
“E tu?”
“Io?”
“Tu che cosa stai cercando?”
Piego il giornale e lo appoggio accanto a me sul divano. Karen è prevenuta sugli uomini. Suo padre una volta le ha detto che non conosceva nessuno che fosse sempre stato fedele alla moglie, incluso se stesso. E Karen pensa che anche io faccia parte del club. Se le dicessi la verità, ovvero che non l’ho tradita e non intendo farlo, probabilmente
penserebbe che sto mentendo.

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